Luigi Baggio è un nome conosciuto nella comunità italiana, e non solo, d’Australia, essendo stato uno dei pochissimi che, al momento giusto, ha saputo accorciare le distanze con le tradizioni enogastronomiche del Belpaese. 

Nasce a Fanzolo, in provincia di Treviso, dove assorbe l’arte della lavorazione del ferro dal padre che si occupava della tornitura del cuore delle ruote dei carretti, la lavorazione dei cerchi di ferro delle botti di vino e la produzione di torchi per l’uva.

A diciotto anni comincia a lavorare con una ditta a Castelfranco Veneto, occupandosi della torchiatura, pulitura della lana e filatura. Nonostante la giovane età, la sua grande manualità e attenzione ai dettagli gli fa guadagnare la posizione di assistente del capoturno.

Luigi ben presto si ritrova a sostituire il suo superiore e a dirigere la numerosa squadra di operai. Ma, nonostante la professionalità, i datori di lavoro non vedendo di buon occhio la sua giovane età, gli negano un aumento di stipendio.

Così, un arrabbiato Luigi, durante una pausa pranzo, entra in un’agenzia di viaggi.

“Pubblicizzavano l’Australia, la terra dei canguri, e mi sono detto: ‘Perché’ no?’”.  In meno di due mesi, bagagli in mano, salpa da solo alla volta del continente australiano, senza più guardarsi indietro. “Sono arrivato il 20 marzo del 1960 e ho trovato una famiglia di toscani, i Tonelli, che mi hanno adottato come un secondo figlio. Mi hanno fatto conoscere Melbourne e in tre giorni ho trovato lavoro alla Massey Ferguson. Non avevo mai visto così tanti soldi!”, racconta Luigi.

Confessa che i primi anni sono stati centrati sul lavoro, incalzato dalla voglia di crearsi una nuova vita; molte delle lettere ricevute dalla mamma rimangono non corrisposte: “Mi sono fatto perdonare negli anni, fino a quando sono riuscito a portarla qui”.

Non avendo dimestichezza con l’inglese, Luigi frequenta una scuola linguistica serale.

“Ogni giorno mi alzavo alle quattro di mattina, alle sei ero in fabbrica, poi tornavo a casa a mangiare e via a scuola”. Una routine intensa quella di Luigi, che qualche volta si addormentava sui banchi di scuola. Segue poi un periodo di lavoro alla Holden, durante il quale fa amicizia con i fratelli di Celestina, la sua futura moglie. 

Arriva l’acquisto della prima casa con Celestina nel 1964. L’anno dopo Luigi apre il suo garage al vicinato, non solo per scambiare due chiacchiere e una birra, ma anche per vendere pezzi che potevano essere utili per macchinari come quelli usati per la produzione della salsa o la spremitura dell’uva.

“Avevo comprato un rimorchio e andavo in giro due giorni a settimana per le officine chiedendo pezzi di alluminio che non servivano più. Dopo li scioglievo e producevo i pezzi richiesti dai miei clienti. A quel tempo c’era solo un signore calabrese, Tallarida, che produceva cose simili”.

Luigi ha una grande intuizione; era il momento giusto per “battere il ferro finché è caldo”, e con la moglie Celestina crea l’azienda manifatturiera LBC Engineering a Preston.

Dopo pochi anni, nasce La Casa del Torchio a North Melbourne, seguita dal negozio Cellar Plus, sempre a North Melbourne, nel 1984. 

I coniugi Baggio lavorano a 360 gradi per servire tutta la comunità italiana che, forte della sua ricca tradizione enogastronomica, era desiderosa di continuare a fare la salsa al pomodoro, il salame, l’aceto, il vino e l’olio in casa. “Era un periodo in cui questi prodotti italiani non si trovavano in Australia, e Luigi viaggiava spesso in Italia e in Germania per le fiere del settore, anche per importare i macchinari”, ricorda Celestina.

Ben presto, il nome Baggio diventa famoso nella comunità greca, polacca e croata d’Australia.

I figli Paul e Stephen seguiranno il padre nei viaggi di lavoro, e vengono esposti non solo all’attività di famiglia, ma anche alla cultura italiana.

“Luigi ha sempre costruito e importato pezzi e macchinari; io invece mi sono occupata della vendita e della parte commerciale. Ho anche assistito i clienti che facevano il vino in casa, offrendo loro letture di campioni e suggerendo tutte quelle correzioni necessarie come all’acidità, o l’alcol, così che potessero avere un prodotto equilibrato”, racconta Celestina, che ha anche studiato enologia.

“Siamo stati i primi a sponsorizzare l’Eltham & District Winemakers’ Guild (ancora considerato il più grande gruppo di produttori amatoriali di vino in Australia, ndr)”, racconta.

“Purtroppo, con il mio diabete, ho dovuto tralasciare le analisi e degustazioni del vino”, confessa con una punta di rammarico.

Nel 2005 l’attività progredisce con Paul e Stephen, ormai parti integranti dell’azienda, con l’apertura di un nuovo negozio a Epping – Cellar Plus. Dopo cinque anni, Luigi si ritira ufficialmente lasciando le redini in mano ai figli. Paul si separerà dall’azienda di famiglia e Stephen proseguirà il business di North Melbourne, per arrivare al seguente rebranding con l’attuale nome di Artisan’s Bottega.

“Ci abbiamo sempre tenuto a servire tutti gli artigiani del gusto, siano loro immigrati o piccoli produttori, terze generazioni che vogliono riportare in vita le tradizioni dei nonni o amanti dell’enogastronomia italiana. Abbiamo sempre sostenuto le feste annuali come quella del salame, riportando anche in vita la celebre festa italiana a Melbourne”, precisa Stephen, mentre Celestina e Luigi annuiscono con orgoglio.