I dati sono sconfortanti: appena 4 vittorie su 21 partite dalla notte magica di Wembley 2021 e ben 44 gol presi contro i 26 realizzati.

Perdiamo con le grandi e non battiamo neanche le piccole. Ma siamo davvero così brutti? Possibile che i nostri giocatori, non appena vestono l’azzurro, corrano poco e sbaglino tanto, anche banalmente?

La figuraccia vista all’Olimpico con il Belgio ha accresciuto l’emergenza. Di gioco s’è visto qualcosina nei primi 20 minuti della ripresa, per il resto buio assoluto: zero inserimenti, zero sovrapposizioni, zero verticalizzazioni, solo passaggi laterali e banali senza sviluppo alcuno.

Il ct Mancini ci sta mettendo del suo con scelte opinabili. Innanzi tutto, non ha battezzato una linea difensiva: e c’è voluto un super Donnarumma per evitare una figuraccia colossale a Roma.

Poi ha mandato allo sbaraglio Romano, appena 5 presenze in Serie A, in un centrocampo che ha ricevuto poco o niente dai “vecchi” Tonali e Barella, il primo criticatissimo in Premier League, il secondo lasciato a Coverciano con Maldini, Gianluca Mancini e Coppola.

E allora via con il turn-over ossessivo che dovrebbe portare a 8-9 cambiamenti: un’altra squadra. Va bene pensare ai prossimi impegni ravvicinati, ma non ci sarà futuro in caso di sconfitta contro la Turchia di Montella.

In difesa troveremo Kayode al posto dello spaesato Di Lorenzo, in mezzo Bastoni e Scalvini; a centrocampo Frattesi e Fagioli o Mandragora accanto a Tonali.

In bilico anche Kean e Pio Esposito, che pure non avevano demeritato nonostante il primo sia stato schierato sulla fascia destra per un’ora e il secondo sostituito a sorpresa dopo aver giocato quasi sempre spalle alla porta per mancanza di rifornimenti. Dietro l’angolo Scamacca e Raspadori o almeno uno dei due.

Auguriamoci che Mancini ci abbia visto giusto dando fiducia a gente con gli attributi. La Turchia è una bella squadra e gioca un buon calcio da quando è in mano a Montella, soprattutto in casa propria. Ma non vale né la Francia né il Belgio. In teoria è alla nostra portata. Ma l’Italia è la prima nemica di sé stessa. 

Nel frattempo ci balocchiamo con il problema legato all’eleggibilità di Malagò che s’è candidato senza essere tesserato in senso alla Federcalcio. Il problema vaga fra il burocratico e il politico.

La resa dei conti si avrà il 7 ottobre in occasione del prossimo consiglio del Coni guidato da Buonfiglio che in più occasioni ha parlato di regole da rispettare.

Più chiaro di così non poteva essere. In caso di decadimento si passerà al commissariamento con mezzo mondo che ci riderà dietro. Ma la questione non è dirimente. Quello che conta è il risultato di stasera.