ROMA - Da commissario tecnico sentiva il “peso del Paese sulle spalle”. E quelle spalle non hanno retto. Dopo i rigori di Zenica, nessuno ha sopportato il peso del terzo fallimento azzurro.
Gennaro Gattuso, condottiero ma anche primo tifoso della Nazionale, non è più il ct di un’Italia che ancora una volta assisterà dal divano alla Coppa del Mondo.
La risoluzione consensuale del contratto è arrivata il giorno dopo le dimissioni prima del presidente federale Gabriele Gravina, poi del capo delegazione Gigi Buffon, l’uomo che l’aveva fortemente voluto al timone dopo il divorzio con Spalletti. Insieme hanno vinto un Mondiale, insieme hanno cercato di costruire quel gruppo unito che, effettivamente, si è creato.
Ma non basta compattezza e senso di appartenenza per vincere. Devi averle sì, lo dimostra la Bosnia, ma devi avere anche tanto altro ed evidentemente l’Italia non l’ha avuto.
Il cammino di qualificazione al Mondiale è iniziato decisamente in salita per “Ringhio”. La sconfitta incassata dagli azzurri di Spalletti a Oslo imponeva una folle rincorsa che non dipendeva solo dai propri risultati.
La squadra di Rino ha vinto segnando anche tanti gol (prendendone troppi, però, basta ricordare il 4-5 in Israele e il ko di San Siro contro Haaland e compagni), ma la Norvegia è scappata, non si è fermata, anzi ha travolto la banda di Gattuso nello scontro diretto del Meazza (1-4). Ha stentato anche ai play-off la sua Italia.
La vittoria di Bergamo con l’Irlanda del Nord non è stata limpida nel gioco, ma c’era da fare i conti con la pressione, quella che ha schiacciato gli azzurri in quel di Zenica.
Il gol del vantaggio di Kean aveva illuso tutti, sembrava una liberazione, ma è stata solo una gioia effimera, anche perchè i bosniaci non hanno preso paura. Anzi, è partito un martellante assalto, una miriade di cross dalle fasce. Poi, al 41°, l’espulsione di Bastoni e la frittata era bella e pronta.
Gattuso avrebbe potuto, anzi dovuto, trovare le soluzioni tattiche per limitare il gioco sugli esterni, magari due linee a 4 con gli interpreti giusti. Si è andati avanti con la difesa e 3 che ha pure retto fino al pari di Tabakovic al 79° e poi ai supplementari.
Il rosso di Bastoni, le decisioni di Turpin, le occasioni fallite, tutto vero, ma le soluzioni ai problemi vanno cercate e le sostituzioni non bastano.
Come dice Gravina, Gattuso ha avuto un grande merito: “Desidero ancora una volta ringraziarlo perché, oltre ad essere una persona speciale, come allenatore ha offerto un prezioso contributo, riuscendo in pochi mesi a riportare entusiasmo intorno alla Nazionale. Ha trasmesso ai calciatori e a tutto il Paese un grande orgoglio per la maglia azzurra”.
Con Ringhio la voglia di Italia è tornata anche nei calciatori. Anche gli acciaccati rispondevano alle convocazioni e restavano a Coverciano seppur indisponibili.
Non è andata bene, l’obiettivo non è stato centrato e per Gattuso, che per dieci mesi ha sentito il “peso del Paese sulle spalle”, è stato naturale lasciare.
E adesso? Silvio Baldini potrebbe essere il ct ad interim per le due amichevoli di giugno. Il 22 dello stesso mese ci saranno le elezioni del nuovo presidente: Giovanni Malagò è un nome forte (l’ex presidente del Coni sarebbe pronto a guidare la Figc), ma ce ne sono altri.
Chi vincerà sceglierà la guida tecnica. Di nomi se ne fanno tanti: il Mancini-bis è una possibilità, così come lo sono quelle di altri allenatori sotto contratto con grandi club (Allegri e Conte), o altri che come il Mancio (Qatar) allenano all’estero come Simone Inzaghi (Arabia Saudita).
Poi ci sono i grandi sogni e qui il primo nome che viene in mente è Carlo Ancelotti. Farà il Mondiale con il Brasile, comunque andrà questa estate la domanda è: perchè dovrebbe lasciare il “futebol bailado”?
FIGC, MALDINI GUIDA IL SONDAGGIO: ABODI ACCELERA, SFIDA APERTA A MALAGÒ - Gli italiani sembrano avere le idee chiare non solo sulla panchina della Nazionale, ma anche sul futuro della FIGC. Se per il ruolo di ct i favoriti restano Allegri e Conte, per la presidenza federale il nome che scalda davvero è quello di Paolo Maldini.
Secondo il sondaggio, quasi il 70% dei votanti punterebbe sull’ex capitano del Milan per aprire un nuovo ciclo dopo Gravina. Più tiepidi invece i giudizi su Abete, mentre Malagò e Albertini non convincono pienamente l’opinione pubblica.
Maldini, reduce dall’addio al Milan targato RedBird nel 2023, gode anche della stima del ministro dello Sport Andrea Abodi. Lo stesso Abodi ne ha parlato apertamente, sottolineandone le qualità umane e professionali, pur ribadendo che la scelta spetta al sistema calcio. Dietro le quinte però qualcosa si muove: secondo La Stampa, un primo contatto ci sarebbe già stato.
Resta da capire la disponibilità dell’ex difensore, storicamente poco incline ad accettare incarichi dove non può incidere in modo concreto. Un elemento che pesa in uno scenario ancora incerto.
Nel frattempo, la mossa del ministro non avrebbe trovato pieno consenso all’interno del Governo, orientato alla prudenza.
Le elezioni del 22 giugno sono ancora lontane e c’è tempo per costruire un’alternativa credibile a Giovanni Malagò, considerato da molti il candidato in pole.
L’idea che circola è quella di individuare un profilo anche fuori dal mondo del calcio, sostenuto politicamente in cambio di riforme strutturali. Sullo sfondo resta inoltre l’ipotesi di un commissariamento, mentre le trattative entrano nel vivo.
A sostenere Maldini si è schierato anche Ciro Ferrara, che ne ha evidenziato le competenze manageriali e tecniche. Un profilo forte, dunque, ma inserito in un contesto complesso e ancora tutto da decifrare.