VARESE - Il direttore del Mossad, David Barnea, ha ammesso che l’agente israeliano Shimoni Erez, morto tre anni fa nel naufragio di un battello sul Lago Maggiore, era in realtà in missione contro l’Iran.  

Parlando durante la cerimonia per la Giornata dei caduti in guerra a Tel Aviv, ha affermato che l’uomo – identificato dai servizi solo come M – “lavorava con l’intelligence italiana per impedire a Teheran di ottenere armi avanzate” e che le operazioni da lui guidate “combinavano creatività, astuzia e tecnologia e hanno influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran”.  

Fino a oggi il governo israeliano aveva sempre descritto l’uomo come un semplice “pensionato” del Mossad.  

Il naufragio risale al 28 maggio 2023, quando la barca a vela “Gooduria” affondò sul Lago Maggiore a causa di una tromba d’aria. A bordo c’erano 23 persone: 21 di loro erano agenti dei servizi segreti israeliani e italiani. Nel disastro persero la vita quattro persone: lo stesso Erez, 54 anni, due agenti italiani – Tiziana Barnobi (53 anni) e Claudio Alonzi (62 anni) – e Anya Bozhkova, 50 anni, moglie dello skipper Claudio Carminati. Quest'uotimo e le altre diciannove persone a bordo si sono invece salvate. 

Alla memoria dei due agenti italiani è dedicata una targa nella sede del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) a Roma, dove si legge che perirono “nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi collegati esteri”.

Ora, la conferma di Barnea getta nuova luce su un episodio rimasto a lungo avvolto nel mistero e conferma che la riunione sul battello non era una semplice gita di svago o una festa di compleanno – come sostenuto in precedenza - bensì un incontro operativo tra il Mossad e l’Aise, l’intelligence italiana per l’estero.