CANBERRA – La riforma del National Disability Insurance Scheme (NDIS) annunciata dal governo federale accende lo scontro politico, con la Coalizione che accusa l’esecutivo di voler “spostare i costi” per migliorare i conti pubblici in vista della presentazione della manovra economica del 12 maggio.

Il ministro della Sanità  e dell’NDIS Mark Butler ha presentato un piano di revisione del sistema, con l’obiettivo di contenere la crescita della spesa e riportare il programma a livelli ritenuti sostenibili. Tra le misure chiave, la riduzione del numero dei beneficiari da circa 760mila a 600mila entro la fine del decennio.

Un taglio che, secondo le stime, comporterebbe l’uscita di circa 160mila persone dal programma. Butler ha indicato come priorità il contrasto agli abusi e alle frodi e una revisione dei criteri di accesso, ma senza definire in modo dettagliato cosa rientrerà nella categoria di “sostegno ragionevole e necessario”.

È proprio su questo punto che si concentra l’attacco dell’opposizione. La responsabile ombra per l’NDIS Melissa McIntosh ha parlato di un piano “privo di dettagli concreti”, sostenendo che il governo stia smantellando il sistema senza offrire alternative chiare.

“Si è detto molto, ma senza spiegare come si intende raggiungere gli obiettivi”, ha dichiarato, mettendo in dubbio anche la solidità delle cifre indicate. Secondo la Coalizione, la riforma rischia di trasformarsi in un trasferimento di responsabilità e oneri su Stati e Territori, chiamati a farsi carico di servizi oggi coperti dal NDIS.

Particolare preoccupazione riguarda l’assistenza psicosociale, come i servizi per persone con schizofrenia o disturbo bipolare, che in passato erano gestiti a livello statale. “Si rischia di riportare queste competenze indietro, con il risultato che molte persone finiranno per non ricevere il sostegno necessario”, ha aggiunto McIntosh.

Il timore è che, in assenza di un coordinamento efficace, i beneficiari esclusi possano finire sotto pressione nel sistema sanitario pubblico, con un aumento del numero dei ricoveri e dei costi indiretti.

Dal canto suo, il governo sostiene che la riforma è indispensabile per garantire la tenuta del sistema nel lungo periodo. Butler ha ribadito che senza interventi la crescita della spesa renderebbe il NDIS insostenibile, mettendo a rischio l’intero programma.

Il confronto resta aperto, con Stati e Territori già riluttanti ad assumersi nuovi  impegni finanziari. Nelle prossime settimane, il dibattito si sposterà in Parlamento, dove il governo dovrà trasformare le linee guida in misure concrete.