FIRENZE - “Per dare una parola a questa mia esperienza alla Fiorentina direi coraggiosa ma che per me ha un senso incredibile. Torno in Italia, lo faccio in una grande società, con una grande proprietà e c’è tutto per fare il calcio che abbiamo in testa. Sono molto motivato. Dovremmo cercare di creare e questo avverrà dopo esserci tolti dalla situazione attuale, qualcosa di attrattivo, stimolante, internazionale come è la città di Firenze che ha le radici profonde ed è conosciuta nel mondo a livello internazionale”.

Giorno di presentazione quest’oggi al centro sportivo Rocco B.Commisso Viola Park per il neo direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici che si è raccontato a 360 gradi su obiettivi, progetti e strategie, con un focus sul presente, ovvero raggiungere la salvezza con il club gigliato, e con un occhio al futuro, senza alcun tentennamento relativo alla attuale situazione di classifica difficile, avendo firmato con la società della famiglia Commisso per quattro anni e mezzo.

“Voglio ringraziare il presidente Rocco Commisso ed Alessandro Ferrari che sono le persone che mi hanno scelto per essere qua -ha subito dichiarato Paratici -. Un ringraziamento anche a tutta la famiglia Commisso, alla moglie Catherine, a Joseph a cui faccio le congratulazioni per il nuovo incarico di presidente, che mi hanno supportato dopo la scomparsa di Rocco. Voglio anche ringraziare il Tottenham che mi ha dato l’opportunità di venire alla Fiorentina, di ritornare in Italia, di vivere cinque anni meravigliosi in Premier League, un’esperienza meravigliosa, mi hanno fatto sentire a casa e mi hanno aspettato anche nei momenti difficili”.

Paratici è subito entrato su i motivi che lo hanno portato a tornare in Italia. “Il 15-16 dicembre, la squadra aveva sei punti. Ferrari è venuto a Londra ad incontrarmi ed in quel momento ho deciso di venire alla Fiorentina. Una situazione che poteva sembrare da incosciente ed invece è stata solo una scelta coraggiosa perché ho valutato e ponderato le varie motivazioni per cui l’ho fatta. Io ho pensato che la Fiorentina ha una grandissima proprietà, serissima, di grandissimo valore, ha delle infrastrutture di primissimo livello nel mondo, ha un gruppo di persone con cui io mi sono subito sentito in simbiosi, con cui posso lavorare, e ha una città che ha un brand super internazionale che dobbiamo rispettare e portare in giro per il mondo, cosa che ci dà dei grandissimi vantaggi in termini di visibilità”.

“Era il momento giusto per tornare in Italia - prosegue Paratici - è un grande challenge nella mia vita lavorativa ma lo faccio con grandissimo entusiasmo perché sono sicuro che Firenze e la Fiorentina meritino altri tipi di livelli e non quelli in cui siamo adesso”.

Il nuovo dirigente gigliato però è concentrato sul presente: “Ad oggi dobbiamo concentrarci su dove siamo ed affrontare la realtà. Dobbiamo assolutamente accettare che per i prossimi 4 mesi dobbiamo mettere la testa nel carro armato e soffrire per salvarci. Non risolveremo il problema con uno-due risultati positivi, né in un mese, visto che per sei mesi siamo usciti dalla zona salvezza solo per due settimane. Tutto l’ambiente deve capire che da qui al 24 maggio si deve stare con la testa dentro il carro armato, concentrati, cattivi e determinati per uscire da questa situazione, poi penseremo a costruire tutto il resto. La Fiorentina non vale la Serie B. Oggi è in zona serie B, ma non la vale. Sta a noi fare quello che dobbiamo fare per ottenere il minimo necessario”.

Dopo aver puntualizzato come il suo contratto non abbia una clausola rescissoria legata ad una possibile retrocessione a fine stagione della Fiorentina, “è talmente lontano dal mio essere questa ipotesi che è quasi superfluo rispondere. Ho accettato di firmare per quattro anni e mezzo quando la squadra aveva sei punti in classifica, quindi non c’è nessuna clausola”.

“Rocco Commisso non mi ha dovuto convincere a venire qui, sono io che dovevo convincere lui a prendermi” perché “è una persona di uno spessore e di un livello…Quando Ferrari è venuto a Londra ho pensato alle opportunità che mi si sarebbero presentate e ho poi parlato col presidente, ero già convinto di venire. Questa è una società che fortunatamente non dà alibi a nessuno: ci paga puntualmente, abbiamo tutto per fare il nostro lavoro, viaggiamo, ci alleniamo, mangiamo a cinque stelle. Questo basta e avanza per fare bene quel che dobbiamo fare”. Ma che idea di Fiorentina ha per il futuro Paratici? “La risposta non è arrivare in Europa, in Champions League o allo scudetto - ha detto il d.s. viola-. Le cose si costruiscono piano piano, in fasi ed in momenti. Ad oggi dobbiamo essere realisti, stare sul pezzo per cercare di tirare fuori da questa situazione.

Paratici ha poi fatto un breve focus sull’attuale tecnico Paolo Vanoli, rimandando di entrare nel dettaglio sulla squadra con cui avrà un confronto nelle prossime ore. “Ci ho parlato ieri e conosco Paolo da un po’, ho seguito il suo lavoro che è stato molto positivo al Venezia ed anche al Torino la passata stagione-ha dichiaro il d.s. viola su Vanoli-. So come allena, so che tipo di allenatore è, è molto energetico, molto preparato, ha molta cura dei dettagli, lo stimo molto, la squadra” con lui come tecnico “gioca, fa e se guardiamo le statistiche ha tante cose positive. Vanoli sta facendo un ottimo lavoro ed ho grandissima fiducia in lui ed il suo staff”. C’è però chi sostiene che la Fiorentina non sia calata del tutto nella lotta salvezza. “La squadra sta facendo buone partite ma c’è una differenza sostanziale fra fare una cosa al 100% e il volere una cosa al 100%, quasi con la disperazione di volerla. Non abbiamo paura, non siamo preoccupati, ma dobbiamo essere realisti e farci queste domande” ovvero “su quanto vogliamo arrivare al nostro obiettivo”.

Paratici ha infine parlato dal post squalifica come dirigente bianconero “sono uscito più forte come persona anche se mi sono dovuto vergognare di dovermi difendere”. Paratici si è infine concentrato su Moise Kean. “E’un ragazzo che conosco benissimo perché l’ho visto entrare alla Juventus quando aveva 10 anni e l’ho visto partire a 21. E’sicuramente l’attaccante italiano più forte che c’è, tanto che è il centravanti della Nazionale, e tutto dipende solo da lui. E’ un giocatore da 20 gol a campionato” e per farlo “deve solo fare Kean, cioè stare con la testa nel carro armato, e noi dobbiamo aiutarlo a rendere per il meglio”.