Al Palais Theatre di Melbourne, Patrizio Buanne celebra vent’anni di legame con l’Australia.
Da vent’anni Patrizio Buanne viaggia per l’Australia come se, ogni volta, ritornasse a casa, accolto da un pubblico che continua a considerarlo uno dei suoi interpreti più apprezzati. Il suo esordio negli anni 2000 con Il mondo di Jimmy Fontana, cantato in inglese e in italiano, lo lancia subito in un mercato aperto alla contaminazione linguistica e sonora. “In Italia non sono così conosciuto - confessa durante la nostra intervista -. Cantavo con l’orchestra quando quel mondo veniva catalogato come roba già vista. Adesso tanti gruppi italiani ripescano proprio quel repertorio”.
I numeri parlano chiaro: oltre 20.000 copie vendute e una presenza scenica che continua ad attirare pubblico ovunque. Le tremila persone che il 7 dicembre riempiono il Palais Theatre di Melbourne per la prima tappa del 20th Anniversary Tour ne sono la prova. L’atmosfera, già vivace all’ingresso, cresce con l’entrata del cantante e trova nel suo carisma il punto di forza della serata. “Non mi interessa se davanti ho 300 o 3000 persone: la passione è la stessa”, afferma, ripetendo poi il suo mantra: “L’applauso è sempre il pane dell’artista”.
Sul palco, Buanne propone un repertorio storico: Modugno, Cutugno, Rocco Granata, Jimmy Fontana, anche con arrangiamenti nuovi che rispettano la matrice melodica ma la rendono più attuale. Gli spettatori cantano a squarcia gola, coinvolti da una performance magistrale. Poi arriva l’atteso momento che entusiasma particolarmente la platea: l’ingresso di Silvia Colloca, attrice e cantante italo-australiana, che raggiunge Buanne sul palco per un duetto che diventa uno dei passaggi più applauditi della serata.
Il tour, organizzato da TEG Dainty e definito dal cantante “una dichiarazione d’amore all’Italia”, prosegue ad Adelaide e poi a Sydney, tracciando una mappa lineare attraverso un Paese che negli anni gli ha dato spazio, ascolto e una fetta consistente della sua carriera. Nato a Vienna da genitori napoletani e cresciuto tra lingue, tradizioni e un immaginario musicale molto italiano, Buanne porta sui palchi australiani il suo bagaglio emotivo, che va oltre i singoli brani. “Canto emozioni cercando di restare fedele a ciò che sono”, spiega.
“Non sono mai voluto essere una Fiat. Preferisco una Maserati”, asserisce, sintetizzando con ironia il suo stile: meno rumore, più riconoscibilità. A conclusione della tappa di Melbourne, il rapporto tra Buanne e l’Australia appare ancora più forte: un importante capitolo della sua carriera, un dialogo che dura da due decenni e che, per ora, non accenna a mostrare segni di affaticamento.