MELBOURNE – Abituato a comandare lo scambio da fondo campo, Jannik Sinner arriva agli Australian Open 2026 con un obiettivo chiaro: migliorare ancora.

Due volte campione in carica e numero 2 del mondo, l’azzurro ha costruito i suoi successi su solidità e continuità, supportate da oltre 2300 ace in carriera e turni di servizio difficilmente attaccabili.

Ma proprio per restare al vertice, Sinner ha scelto di intervenire sull’unico aspetto che in passato lo ha reso più leggibile.

Durante l’off-season, il lavoro si è concentrato sulla varietà di gioco. “Abbiamo insistito molto sulla transizione a rete”, ha spiegato a Melbourne Park.

La sconfitta nella finale dello US Open contro Carlos Alcaraz aveva evidenziato una certa prevedibilità: pochi serve & volley, rari drop shot e soluzioni alternative quasi assenti. “Dipende da me creare occasioni ed essere meno scontato”, aveva ammesso allora.

Oltre alla varietà, Sinner ha messo mano anche al servizio, curando dettagli minimi ma fondamentali.

“A questo livello sono i particolari a fare la differenza”, ribadisce. Un lavoro pensato non solo in funzione di Alcaraz, ma per affrontare ogni avversario, come dimostra la lezione subita nel 2025 da Alexander Bublik, capace di mandarlo fuori ritmo con il suo tennis imprevedibile.

Grande attenzione anche alla preparazione fisica, consapevole che i match al meglio dei cinque set possono diventare vere maratone.

La finale del Roland Garros 2025 con Alcaraz, durata oltre cinque ore, è ancora fresca nella memoria. “Il tennis è sempre più veloce e intenso, serve essere al massimo a lungo”, sottolinea l’azzurro.

La stagione di Sinner inizia, come da tradizione, a Melbourne, con qualche giorno sugli sci alle spalle e un’esibizione in Asia contro Alcaraz come unico test.

In vista del debutto contro Hugo Gaston, Sinner ritrova nel box Darren Cahill, che ha deciso di proseguire il rapporto. “È fondamentale per noi, ci fa sentire al sicuro”, sorride Jannik.

Infine, uno sguardo al passato recente: la squalifica di tre mesi scontata lo scorso anno. “Mi ha reso più maturo – conclude –. Oggi vivo il tennis con più equilibrio, dando tutto ma con maggiore serenità”.