CORTINA - “Era l’ultimo colore che mi mancava”. Sofia Goggia completa il suo personale set di medaglie: oro a Pyeongchang, argento a Pechino e bronzo a Cortina. La corona dell’Olympia delle Tofane finisce sulla testa di Breezy Johnson, che in Coppa del Mondo è ancora alla ricerca della sua prima gioia personale ma che un anno fa si era presa anche l’oro iridato: la 30enne statunitense parte incerta, poi vola e solo la tedesca Emma Aicher la insidia, addentando l’argento per appena 4 centesimi. E poi c’è Sofia, che spinge a tutta ma sbaglia qualcosa qui e là, restando comunque aggrappata al podio, a 0”59 dall’americana.
Per la 33enne bergamasca non una gara psicologicamente facile: da un lato la pressione di giocare in casa, su una pista dove fra l’altro aveva vinto 4 volte in carriera, dall’altro la lunga attesa, un po’ per il pettorale numero 15, un po’ per i 20 minuti di pausa seguiti alla rovinosa caduta dell’amica e rivale Lindsay Vonn, che era scesa per tredicesima. “Premesso che non ho guardato nessun atleta in partenza, c’è stata una gara prima e una gara dopo quella caduta ma sono riuscita a rimanere molto focalizzata su me stessa”, racconta.
“Il fatto di non sapere come sono andate le altre mi ha aiutato e ho gestito con semplicità una situazione estremamente difficile: da anni mi fanno domande su questa gara, tutti si aspettavano che io vincessi l’oro, qui ho vinto tanto, sono le Olimpiadi. Portare a casa un bronzo in queste condizioni è straordinario”. C’è più gioia che rimpianto nelle parole della campionessa bergamasca.
“Sono consapevole che avrei potuto sciare diversamente ma le cose non vanno mai viste nelle specifico, bisogna avere una visione più generale. Avrei firmato per un bronzo visto come erano andate le prove, il sole scaldava veramente tanto e non sono scesa sul manto duro, compatto e aggressivo che ho studiato in ricognizione. Portare a casa una medaglia, indipendentemente dal colore, e salire sul podio della discesa da tre Olimpiadi di fila è qualcosa di speciale, unico ed estremamente raro. Ci sono state tante imperfezioni nella mia prestazione ma ho fatto un’ottima gara di cuore, di coraggio, da Goggia. Penso di aver avuto una bella tenuta mentale ed è quello che mi porto dietro in vista dei prossimi giorni”. Premiata da Giovanni Malagò (“penso che si aspettasse l’oro ma credo che abbia capito anche lui la situazione e sia grato che io sia riuscita a prendere il bronzo”), Sofia non dimentica chi non c’è più.
“L’8 febbraio 2023 ci lasciava Elena Fanchini, in qualche modo mi ha aiutato anche lei nonostante la situazione stesse buttando male”. Ma Milano-Cortina non è ancora finita: combinata, super-G e gigante sono all’orizzonte. “Era la prima gara, sono andata ancora a medaglia e guardo ai prossimi giorni con fiducia: ho delle bellissime carte da giocarmi e voglio rimanere sul pezzo”.