BRUXELLES – Il quadro è completo. Il regolamento sui rimpatri approvato in via definitiva dal Parlamento europeo è il sigillo finale sulla grande tela della nuova gestione dei migranti inaugurata dall’Unione Europea. Per alcuni è l’ultimo mattone issato sulla “Fortezza Europa”, per la Commissione europea è il tassello che integra il Patto migrazione e asilo, appena entrato in vigore, e che servirà ad accantonare il basso tasso di decisioni di rimpatrio realmente effettuate.

La norma, presentata dall’esecutivo europeo solo nel marzo 2025, sarà ricordata anche per essere tra i primi provvedimenti, assieme ai regolamenti sui Paesi terzi sicuri e sui Paesi di origine sicuri, ad essere stata approvata da una maggioranza composta dal Partito popolare europeo (Ppe, di centro-destra) e delle destre del Gruppo dei conservatori e riformisti europei (Ecr), Patrioti ed Europa delle nazioni sovrane, che sono riusciti a raccogliere 418 voti (29 voti in più rispetto al mandato negoziale di marzo) contro i 218 delle sinistre che hanno respinto la legge. Divisi i liberali tra i 37 eurodeputati a favore, 21 contrari e 12 astenuti.

Il regolamento introduce un quadro comune europeo per i rimpatri, imponendo loro l’obbligo di lasciare il territorio dello Stato membro interessato e di cooperare con le autorità. In caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o minaccia alla sicurezza, sarà possibile disporre il trattenimento fino a 24 mesi, prorogabile fino a sei mesi.

Le autorità nazionali potranno effettuare perquisizioni e sequestri di effetti personali e dispositivi elettronici, previa autorizzazione, per agevolare l’esecuzione dei rimpatri. Il testo introduce inoltre la possibilità di trasferire i migranti, ad eccezione dei minori non accompagnati, verso centri di rimpatrio situati in Paesi terzi che abbiano concluso accordi con gli Stati membri.

Esulta la premier italiana Giorgia Meloni che dal vertice del G7 di Évian-les-Bains (Francia) parla di “grande successo dell’Italia in Europa” per “un provvedimento storico frutto soprattutto del lavoro del governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Unione Europea”.

È una “rivoluzione” del governo italiano e “dei conservatori europei nella lotta all’immigrazione illegale in Europa”, le fa eco il copresidente del gruppo Ecr, Nicola Procaccini, perché “finalmente il problema non è più la ricollocazione dei migranti in Europa, ma la gestione dell’immigrazione viene fuori dai confini europei” e perché è stata introdotta “la possibilità di realizzare dei centri per i rimpatri negli Stati terzi, esattamente l’estensione del ‘modello Albania’ (elaborato in Italia) a tutta Europa”.

Protesta il gruppo dei socialisti, secondo cui il regolamento mina i diritti fondamentali e apre la strada a centri di rimpatrio in Paesi terzi privi di un quadro giuridico chiaro e a “retate di deportazione in stile ICE” (Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione), riducendo inoltre gli incentivi ai rimpatri volontari.