Domenica scorsa presso la sala Aquila dell’Abruzzo Club si è tenuta Sa paradura, un’iniziativa a sostegno di Pietro Porcu, il ristoratore di South Yarra che nei recenti incendi boschivi che hanno colpito il Victoria ha perso la fattoria di Yark, con la quale riforniva il suo ristorante di frutta, verdura, prelibate carni e olio.
Il pranzo, preparato dai migliori chef sardi in Australia - Giovanni Pilu di Pilu at Freshwater e Flaminia a Sydney, Federico Congiu executive chef dei ristoranti Di Stasio e Parco Ramen, Andrea Serreli capo chef di Vivace e Francesco Giovoni titolare de La via del gusto, coadiuvati da Federico Porceddu, chef del gruppo Pilu - è stato organizzato dalla Sardinian Cultural Association di Melbourne e dal’Abruzzo Club, con l’aiuto di Bottega del vino - 12 Bottles.
Sa paradura è un’antica usanza solidale sarda, profondamente radicata nella cultura agropastorale, in cui i pastori donano gratuitamente capi di bestiame a un collega che ha perso il gregge a causa di calamità, furti o malattie. Non si tratta di beneficenza passiva ma di solidarietà attiva, di un sostegno concreto tra pastori per non lasciare nessuno solo, nella consapevolezza che la perduta di uno colpisce l’intera comunità.
Un esempio concreto di Sa paradura, che ha creato un ponte tra Sardegna e Abruzzo, è stato quando Gigi Sanna, un pastore sardo, ha accompagnato un gregge di 700 pecore dalla Sardegna all’Abruzzo nel 2021, quando il territorio aquilano e abruzzese è stato ancora una volta devastato dal terremoto. Sa paradura (o Ponidura), significa riparare, restaurare o mettersi a disposizione (dal sardo parare), indicando il ripristino di un allevamento perduto.
E a disposizione domenica scorsa ci si sono messi in tanti, prima di tutto il presidente dell’Abruzzo Club, Frank Di Iorio, che consapevole di quel ponte di solidarietà tra Abruzzo e Sardegna, ha messo a disposizione gratuitamente la sala per quella che è diventata una vera propria festa per il palato e per il divertimento. Poi gli chef che, offrendo il loro tempo, hanno preparato malloreddus (gnocchetti sardi) alla campidanese, culurgiones (ravioli con ripieno di patate, pecorino e aglio) al pomodoro, e ravioli di ricotta serviti con una bisque di gamberi, poi panadas, ovvero uno spezzatino di agnello, patate e piselli, cotto in involucri di pasta sfoglia e, naturalmente, il porceddu e per finire le saedas, il tipico dolce sardo che consiste in un grande raviolo di pasta di semola, ripieno di pecorino, fritto e servito col miele.
Insomma, un pranzo da leccarsi i baffi.
Si sono messi a disposizione Ignazio Deiana di Bottega del vino - 12 Bottles, che ha fornito i vini per il pranzo - uno spumante, due Vermentini, un Cannonau e un Carignano del Sulcis, veramente eccellenti - ed Emanuele Jona-Young, che con la sua chitarra, la sua voce e il suo entusiasmo, ha fatto ballare l’intera sala, inclusi gli anziani (in sala c’era un 95enne e un 93enne), e i tanti bambini presenti. Tra i 240 partecipanti, c’era anche una coppia, Maurizio e Alexandra (in stato di avanzata gravidanza), che proprio quella mattina si erano sposati in municipio (si risposeranno in Sardegna il prossimo anno), e che hanno deciso di portare alla festa per Pietro Porcu i loro invitati al matrimonio.
La gara di solidarietà è continuata con la ricca lotteria, con premi offerti da grandi gruppi e piccole imprese, con vini e buoni cena dei ristoranti Sardo Sorrento e Di Stasio.
Chi conosce Pietro Porcu sa quanto sia schivo, quanto sfugga ai riflettori, ma domenica scorsa si aggirava per la sala, con un’aria orgogliosa di chi è consapevole dell’affetto che la sua comunità prova per lui.