ROUBAIX (FRANCIA) - Un capolavoro dopo tanta, troppa sfortuna, una zampata vincente per battere il cannibale.

Wout Van Aert vince la 123esima edizione della Parigi-Roubaix al termine di una corsa folle, in cui è successo praticamente di tutto, beffando allo sprint Tadej Pogacar, il grande favorito di giornata insieme a Mathieu van der Poel.

È bastato uno sguardo, un affondo nel momento decisivo, nell’istante giusto: subito la dedica al cielo, per ricordare l’amico Michael Goolaerts, scomparso proprio durante l’edizione del 2018, poi le lacrime dovute a troppi episodi sfortunati durante la propria carriera.

Occasione sprecata per Pogacar, col casco sul manubrio dopo essersi reso conto di aver perso l’unica Classica Monumento che attualmente manca al proprio palmares. Seconda posizione per lo sloveno, come lo scorso anno, tra un pizzico di sfortuna e lo spunto decisivo di Van Aert.

È stata una corsa folle, piena d’emozioni e colpi di scena. La prima ora è scivolata via senza possibilità di fuga, già dal primo tratto in pavé i big hanno iniziato ad aumentare i giri del motore, con la UAE in testa al gruppo a fare l’andatura.

Dopo 137 chilometri Pogacar ha perso terreno a causa di una foratura, ma dopo il cambio di bici lo sloveno è rientrato sul gruppo di testa, inevitabilmente spaccato per via della durezza del tracciato.

A metà gara Van der Poel ha deciso di attaccare per fare ancor più selezione, ma da quel momento in poi è successo praticamente di tutto: nella foresta di Arenberg l’olandese, vincitore delle ultime tre edizioni, ha avuto un problema alla bicicletta perdendo fino a due minuti nel tratto più duro della corsa.

Van der Poel si è messo poi all’inseguimento del gruppo di testa insieme a Filippo Ganna, ma anche il cronoman italiano ha prima forato, poi è rimasto coinvolto in una caduta. Sul Mons-en-Pévèle, l’undicesimo settore, Van Aert (anche lui fermatosi due volte sempre per via delle forature) e lo stesso Pogacar sono rimasti da soli al comando, i due hanno attaccato andando in solitaria a poco meno di 50 chilometri dall’arrivo.

Il campione del mondo in carica ha fatto di tutto pur di staccare l’avversario, ma i due sono arrivati fino al Velodromo, con Van der Poel arrivato fino a 30” di ritardo: nell’ultima curva il belga della Visma è partito coi tempi giusti bruciando nella volata a due lo sloveno, secondo come lo scorso anno.

Emozionatissimo Van Aert dopo il suo primo successo: “Significa tutto per me, era una obiettivo dal 2018. Questa vittoria è per Michael Goolaerts, per la sua famiglia, il mio dito al cielo era per lui, ma anche per tutti i miei amici. È stato un giorno davvero difficile, in questa corsa molte volte sono stato sfortunato, ma ho maturato anche grande esperienza, anche quando ho avuto sfortuna ci ho sempre creduto, e sono stato ripagato. Battere il più forte del mondo in uno sprint a due è davvero speciale. Nella mia mente avevo visto mille volte questo scenario”, ha concluso.

Amareggiato invece Pogacar: “Oggi abbiamo avuto in tanti diversi problemi, cambio bici, forature, non è stato l’ideale, la squadra mi ha riportato sotto, ma nel finale ero un po’ cotto, non avevo la freschezza, ma sono rimato con Van Aert. Ho provato a staccarlo, sapevo che nel finale sarebbe stato più veloce, era una missione impossibile, sapevo che allo sprint avevo l’1% di poterlo battere”.

Nulla da fare per Filippo Ganna, arrivato a +7’32” in venticinquesima posizione. L’Italia ha però sorriso nella corsa under 23, a dieci anni di distanza dal trionfo dello stesso Ganna, Davide Donati è tornato sul gradino più alto del podio.