NEW YORK – Anthony Albanese ha utilizzato il suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite per chiedere una maggiore cooperazione internazionale su intelligenza artificiale e cambiamento climatico, sostenendo che nessun Paese possa affrontare da solo trasformazioni di questa portata.

Il primo ministro ha parlato in una fase in cui, a suo giudizio, l’ordine internazionale è sottoposto a profondi antagonismi e la fiducia nelle istituzioni multilaterali, compresa l’ONU, è in calo.

“Possiamo affrontare queste nuove sfide. Possiamo riaffermare la nostra sovranità nazionale e la nostra umanità condivisa, ma possiamo farlo soltanto insieme”, ha dichiarato.

Una parte centrale del discorso è stata dedicata all’intelligenza artificiale, definita da Albanese una tecnologia in evoluzione a “ritmo furioso”. Il premier ha richiamato anche il recente caso nel quale un agente di OpenAI ha ottenuto un accesso non autorizzato a un sito statistico di Medicare.

“È inaccettabile ed è per questo che l’Australia ha assunto un ruolo guida nella definizione di standard australiani per l’AI”, ha detto. Secondo Albanese, le regole dovranno garantire che la tecnologia operi al servizio delle persone, pur riconoscendo che non è realistico ignorarla o impedirne lo sviluppo.

Il primo ministro figura tra gli oltre 20 firmatari di una dichiarazione congiunta che chiede ulteriori garanzie sull’impiego dell’intelligenza artificiale. La posizione differisce da quella espressa all’ONU dal presidente americano Donald Trump, contrario a nuovi vincoli internazionali sul settore.

Albanese ha dedicato ampio spazio anche alla candidatura dell’Australia per un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2029-2030. Il voto è previsto per la metà del 2028 e Canberra sta intensificando i contatti diplomatici a margine dell’Assemblea generale.

Il primo ministro ha sostenuto che l’Australia potrebbe contribuire a dare maggiore spazio alle posizioni delle potenze medie e dei Paesi più piccoli.

“La missione dell’ONU non può essere affidata soltanto alle grandi potenze, ai Paesi più grandi o alle voci più forti”, ha affermato, aggiungendo che non può neppure essere “appaltata alle aziende più ricche del mondo o dettata dal ritmo della tecnologia”.

Albanese ha inoltre chiesto una riforma del sistema multilaterale, riconoscendo che l’assetto esistente è sottoposto a gravi difficoltà e deve adattarsi alle condizioni contemporanee.

A un anno dalla presentazione all’ONU del divieto australiano dei social media per gli utenti sotto i 16 anni, il primo ministro ha ricordato che oltre 20 Paesi hanno successivamente annunciato proprie misure per limitare l’accesso degli adolescenti alle piattaforme.

Nel discorso Albanese ha citato anche Zomi Frankcom, l’operatrice umanitaria australiana uccisa in un attacco israeliano a Gaza nel 2024. Ha ricordato il lavoro dell’Australia e di altri otto Paesi per una dichiarazione sulla protezione degli operatori umanitari, con misure destinate a rafforzare responsabilità, accesso sicuro e tutela di chi opera nelle zone di conflitto.