CANBERRA – Anthony Albanese ha respinto le accuse di censura rivolte alle nuove riforme sui social media, sostenendo che la possibilità di rinunciare ai feed governati dagli algoritmi sia destinata a rafforzare la libertà di scelta degli utenti e non il controllo del governo.

Il Partito laburista ha presentato il progetto di legge sull’“obbligo di tutela digitale”, che imporrà standard minimi alle piattaforme e consentirà agli australiani di scegliere con maggiore autonomia quali contenuti visualizzare nei propri feed.

Il governo ha evitato di definire il nuovo sistema come un meccanismo obbligatorio di adesione o rinuncia agli algoritmi, preferendo una soluzione descritta come “scelta neutrale”.

Esponenti dell’opposizione e di One Nation hanno però accusato l’esecutivo di oltrepassare i propri poteri, contestando in particolare le disposizioni che attribuirebbero al ministro delle Comunicazioni Anika Wells un ruolo nella determinazione di ciò che viene classificato come contenuto dannoso.

“Non si tratta di censura. Non si tratta di dare potere ad Anika Wells. Si tratta di dare potere alle persone”, ha dichiarato Albanese ospite del programma Today di Nine.

Il primo ministro ha auspicato un confronto costruttivo in Parlamento, affermando che la normativa dovrebbe ottenere un sostegno trasversale poiché riguarda tutti gli australiani.

Il leader dei Nazionali Matt Canavan ha invece sostenuto che, pur essendo necessaria una maggiore protezione degli utenti, il governo non possa essere ritenuto un arbitro imparziale nella classificazione dei contenuti.

“È come mettere Anthony Albanese ad arbitrare una partita dei South Sydney Rabbitohs”, ha affermato, sostenendo che una simile impostazione rischierebbe di introdurre forme di censura in un Paese libero.

Albanese ha replicato che il Parlamento conserverebbe il potere finale di stabilire quali materiali debbano essere ritenuti pericolosi e avrebbe la possibilità di bloccare le decisioni ministeriali.

Il disegno di legge dovrebbe essere sottoposto nei prossimi mesi all’esame di una commissione parlamentare prima del voto definitivo.

La docente della RMIT Caitlin McGrane ha espresso cautela sulla soluzione scelta dal governo, osservando che una posizione intermedia sugli algoritmi potrebbe finire per confondere gli utenti senza soddisfare pienamente nessuna delle parti.

McGrane ha paragonato i possibili avvisi di scelta ai pop-up utilizzati per i cookie sui siti internet, spesso percepiti come fastidiosi e incapaci di offrire un autentico controllo.

L’esperta ha inoltre sollevato dubbi sulla distinzione tra le regole applicate ai minori e quelle per gli adulti, osservando che contenuti relativi a disturbi alimentari o misoginia estrema possono continuare a produrre conseguenze anche dopo i 18 anni.

Resta infine aperta la questione di come le piattaforme possano distinguere con precisione adulti e minori senza raccogliere grandi quantità di dati personali o affidarsi a tecnologie di verifica dell’età la cui efficacia non è ancora pienamente dimostrata.