SYDNEY – Gli australiani sono “furiosi” per l’inflazione e il Paese impiegherà anni per assorbire completamente l’aumento del costo della vita emerso dopo la pandemia, ha affermato il vice governatore della Reserve Bank of Australia (RBA) Andrew Hauser.
A poche settimane dalla prossima riunione del consiglio della Banca centrale sui tassi d’interesse, Hauser ha riconosciuto che l’inflazione resta troppo alta nonostante un quadro economico complessivamente solido.
“Ovunque vada sento parlare di costi, costi, costi, inflazione, inflazione, inflazione, e questa è una nostra responsabilità. Dobbiamo correggere la situazione”, ha dichiarato ieri sera ospite della trasmissione 7.30 di ABC.
Hauser ha sottolineato che l’aumento dei prezzi colpisce in modo particolarmente pesante le persone con redditi più bassi, altera i segnali economici e rende più difficile la gestione delle imprese.
Non ha però concordato con l’idea che un ulteriore rialzo dei tassi d’interesse sia ormai inevitabile.
Il costo del denaro si trova al momento al 4,35 per cento dopo tre aumenti decisi dalla RBA all’inizio dell’anno.
“L’inflazione è troppo alta ed è per questo che abbiamo alzato i tassi tre volte - ha spiegato -. La domanda ora, francamente, è se abbiamo fatto abbastanza oppure se serva altro”.
Secondo Hauser, tra i fattori che continuano ad alimentare le spinte sui prezzi figurano il conflitto in Medio Oriente, il boom globale legato all’intelligenza artificiale e la debole capacità dell’economia australiana di aumentare l’offerta.
Il vice governatore ha descritto il problema come persistente e diffuso, connesso all’accelerazione dell’inflazione dopo il COVID e destinato a richiedere anni per essere completamente risolto.
La RBA punta a riportare l’inflazione all’interno della fascia obiettivo compresa tra il 2 e il 3 per cento entro la fine del prossimo anno.
A luglio, tuttavia, sia l’inflazione complessiva sia quella di fondo (trimmed mean) hanno superato le previsioni della Banca centrale.
Hauser ha inoltre ridimensionato il ruolo del recente calo dei prezzi delle abitazioni nelle prospettive sull’inflazione.
Ha ricordato che i valori immobiliari restano comunque superiori di circa il 3 per cento rispetto a un anno fa e quasi del 50 per cento rispetto all’inizio del decennio.
“Il mercato immobiliare ha un ruolo nell’economia, ma non è importante quanto le tendenze della crescita globale, la produttività e il quadro internazionale dei rischi”, ha affermato.