STOCCOLMA – La Svezia, per anni indicata come uno dei Paesi europei più aperti all’accoglienza, ha compiuto una profonda inversione di rotta sull’immigrazione e ora offre incentivi economici agli stranieri che decidono di lasciare il Paese.
Dall’inizio del 2026, il governo di coalizione guidato dal primo ministro Ulf Kristersson mette a disposizione fino a 350mila corone svedesi, circa 37mila dollari, per i titolari di permesso di soggiorno provenienti da Paesi esterni all’Unione Europea che scelgono volontariamente di partire.
Il programma dispone di un bilancio complessivo di 1,3 miliardi di corone e rappresenta uno degli elementi più visibili della linea restrittiva adottata dall’esecutivo, arrivato al potere nel 2022 con la promessa di ridurre immigrazione e criminalità.
“Rafforzare la remigrazione è una delle priorità del mio governo”, ha dichiarato Kristersson.
La svolta è particolarmente marcata rispetto al 2015, quando la Svezia accolse circa 163mila richiedenti asilo, il secondo dato pro capite più alto d’Europa. Nel 2025 il numero era diminuito del 96 per cento.
La misura è sostenuta con fermezza dagli Sweden Democrats, formazione della destra radicale che non fa parte formalmente del governo ma ne garantisce la maggioranza parlamentare. Il partito ha avviato anche una campagna pubblicitaria rivolta direttamente agli immigrati, con messaggi come “Ti manca Mogadiscio? Il contributo per la remigrazione ti aiuterà a tornare a casa”.
Gli Sweden Democrats vorrebbero estendere l’incentivo anche agli immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza svedese, a condizione che accettino di rinunciarvi.
Finora, tuttavia, l’adesione è rimasta limitata: 171 persone hanno accettato il contributo dall’inizio dell’anno.
Secondo Bram Frouws, direttore del Mixed Migration Centre, non esistono prove che programmi di questo tipo producano un aumento rilevante delle partenze volontarie. A suo giudizio, il valore della misura sarebbe soprattutto politico e simbolico, utile a dimostrare agli elettori una linea particolarmente rigorosa.
Il programma viene seguito con interesse anche all’estero. Mary Khan-Hohloch, eurodeputata di Alternative für Deutschland, ha sostenuto che l’interesse per iniziative di rimpatrio e remigrazione è destinato a crescere nei Paesi europei che si trovano a far fronte a costi economici e sociali connessi con l’immigrazione.
L’opposizione e diverse organizzazioni per i diritti civili accusano invece il governo di alimentare divisioni e insicurezza tra le comunità straniere.
Mahmoud Khalfi, imam della moschea di Stoccolma, ha osservato che le persone altamente qualificate potrebbero effettivamente scegliere di trasferirsi altrove, mentre chi possiede meno istruzione o risorse avrebbe possibilità molto più limitate.
La Svezia ha nel frattempo irrigidito anche altre norme. I permessi di soggiorno permanenti non vengono più concessi automaticamente e devono essere rinnovati dopo tre anni.
Ad agosto sono stati inoltre introdotti per la prima volta test obbligatori di cittadinanza, con domande sulla società, la cultura e le istituzioni svedesi.
Il ministro dell’Immigrazione Johan Forssell ha difeso il nuovo sistema sostenendo che la cittadinanza comporta “diritti e doveri” e richiede una conoscenza minima del Paese e della lingua.
Il tema è destinato a pesare sulle elezioni del 13 settembre. Gli ultimi sondaggi indicano un sostanziale equilibrio tra la coalizione di governo e il blocco guidato dai Socialdemocratici, in un Paese di 10,6 milioni di abitanti nel quale circa due milioni di persone sono nate all’estero.