BERLINO – La Cdu di Adenauer “scossa nelle fondamenta”. Il Cancelliere “scioccato”. Il giorno dopo il voto della Sassonia-Anhalt, che ha visto l’ultradestra di Ulrich Siegmund sfondare con il 43,8%, la retorica a Berlino si carica di una tensione drammatica atipica per un paese del nordeuropa.
Ma Friedrich Merz non è disposto a pagare il conto della svolta storica avvenuta a Magdeburgo, dove il suo partito è crollato al 17,2%. “Arrendermi non è un’opzione”, ha risposto a chi in conferenza stampa gli ha chiesto quando ne avrà viste abbastanza, da poter pensare alle dimissioni.
Dal campo opposto, la leader di AfD Alice Weidel lo ha attaccato frontalmente, chiedendo che si faccia da parte: “La Cdu ha subito una debacle, un risultato che si riflette a livello federale, le persone hanno perso la fiducia. Nessun cancelliere prima era stato così impopolare come Friedrich Merz, che è diventato un grande peso per lo sviluppo in Germania”.
Poi ha ripetuto la sua analisi della situazione: “La Germania è de facto in bancarotta. Non vi dicono i dati ma è fallita. Come la Francia del resto”. “Quando saremo al governo – ha scandito tornando sul mantra del partito – chiuderemo le frontiere, perché la politica dei confini aperti non è più finanziabile”.
Mosca, nel frattempo, esulta per il successo travolgente di Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt. Per l’inviato speciale di Putin, Kirill Dmitriev, “la storica vittoria umilia l’arroganza, la ristrettezza mentale, il bellicismo, l’inettitudine e l’ipocrisia della screditata coalizione di governo tedesca”.
Mentre dall’altra sponda dell’oceano Atlantico anche Elon Musk, che da anni sbandiera la sua simpatia per il populismo dell’AfD, si congratula: “Ben fatto!”.
Il saluto di Dmitriev è solo l’ultimo capitolo delle relazioni pericolose tra il Cremlino e il partito di Alice Weidel che da mesi mandano in fibrillazione l’opinione pubblica tedesca. L’AfD è ufficialmente contraria all’impegno bellico tedesco per l’Ucraina e si batte per riallacciare i rapporti economici con Mosca, sostenendo che le sanzioni danneggiano più la Germania che la Russia.
A giugno il responsabile della politica estera dell’AfD, Markus Frohnmaier, aveva perfino incontrato lo stesso Dmitriev, e il capo di Gazprom Alexei Miller, al Forum economico internazionale di San Pietroburgo per discutere del ripristino degli scambi energetici e della riapertura del gasdotto Nord Stream. “Il nostro compito è mettere al centro, senza compromessi, gli interessi nazionali tedeschi”, aveva detto Frohnmaier, rispondendo alle aspre critiche arrivate in patria per la presenza al forum putiniano.
Ma il legame oltre che economico, è soprattutto ideologico. L’AfD risente di un’indubbia fascinazione per lo stile autoritario e nazionalista dello zar. Figure chiave come Björn Höcke (leader della corrente più radicale del partito tedesco) considerano Putin un faro contro il modello liberale occidentale.
Ma in Germania si teme che questa simpatia reciproca possa celare altro, soprattutto sotto il profilo della guerra ibrida. Solo a marzo DW aveva raccontato di oltre 180 post falsi su X, Bluesky e TikTok in vista delle elezioni nel Land, considerati parte di un’operazione di influenza russa nota come ‘Matryoshka’.
Certo, i membri di AfD non sono gli unici politici tedeschi con simpatie per il Cremlino. Oltre ai ben noti legami dell’ex cancelliere Gerhard Schröder, anche Sahra Wagenknecht, che col suo BSW è diventata l’ago della bilancia in Sassonia-Anhalt, ha una chiara impostazione pro-Russia. E se per il premier polacco Donald Tusk “in Polonia solo gli idioti o i traditori possono rallegrarsi del trionfo dell’AfD”, per l’alto rappresentante UE Kaja Kallas preoccupa che le “forze che ignorano le minacce all’Europa guadagnino terreno”.