KUALA LUMPUR – Ultima giornata di incontri ad alto livello per il primo ministro Anthony Albanese, impegnato in una missione nel Sud-Est asiatico con un obiettivo chiaro: mettere al sicuro le forniture di carburante in un contesto globale sempre più instabile.
Arrivato nella capitale malese sotto un cielo carico di pioggia dopo un violento temporale, Albanese è stato accolto da una guardia d’onore militare prima di essere accompagnato in hotel. Un’accoglienza formale, seguita da una serie di incontri che oggi entrano nel vivo.
Il nodo centrale è la Malesia, uno dei principali fornitori energetici dell’Australia. Da qui arriva circa il 14% del gasolio, il 10% della benzina e l’11% del carburante per l’aviazione consumati nel Paese, oltre a una quota rilevante di petrolio greggio.
Il primo ministro incontrerà il suo omologo Anwar Ibrahim e i vertici di Petronas, gigante energetico asiatico, per discutere accordi che possano garantire stabilità nelle forniture anche in caso di ulteriori shock legati al conflitto in Medio Oriente.
La strategia australiana è esplicita: usare ciò che Canberra può offrire – in particolare il gas naturale liquefatto – come leva negoziale per ottenere priorità nelle consegne di carburante. Un approccio già impiegato nei giorni precedenti a Singapore e Brunei.
Proprio dal Brunei, dove Albanese ha fatto tappa nelle ultime 24 ore, è arrivata una rassicurazione importante: il piccolo sultanato non intende ridurre le esportazioni verso l’Australia, né sul fronte del carburante né su quello dei fertilizzanti. In cambio, Canberra continuerà a garantire forniture alimentari, settore in cui mantiene un ruolo dominante.
Durante l’incontro al palazzo reale, Albanese e il sultano Hassanal Bolkiah hanno espresso “profonda preoccupazione” per la guerra in Medio Oriente, ribadendo la volontà di mantenere aperti i flussi commerciali e rafforzare le catene di approvvigionamento energetico.
Resta però sullo sfondo una questione delicata: la Malesia importa grandi quantità di petrolio russo, parte delle quali finiscono indirettamente anche sul mercato australiano. Un tema destinato a emergere nei colloqui, soprattutto alla luce delle pressioni internazionali per limitare l’uso di energia proveniente da Mosca.
La missione si inserisce in un contesto di crescente competizione per le risorse energetiche. Per Canberra, il messaggio è pragmatico: diversificare, consolidare e negoziare, prima che la crisi globale si traduca in problemi concreti per famiglie e imprese.