MONTEVIDEO - Nata durante la crisi economica del 2002, uno dei momenti più difficili della storia recente uruguaiana, l’Associazione Ligure di Paysandú (terza città dell’Uruguay, con circa 81.5590 abitanti) è oggi uno dei punti di riferimento per la comunità italiana della città, dove da oltre vent’anni promuove lingua e cultura, mantenendo vivi i legami con l’Italia nonostante le difficoltà. 

“Come molte associazioni, siamo nati quasi per caso”, spiega Jorge Pesce, tesoriere ed ex presidente, che racconta: “In famiglia stavamo cercando di ottenere la cittadinanza e trovammo la Bibbia di una zia, dove era annotato il paesino di origine della famiglia, dove viveva in Italia”.  

Quel documento permise di risalire con precisione al luogo di provenienza: il bisnonno era arrivato con quattro figli, tra cui il nonno. E fu così che una ricerca privata si trasformò in un’iniziativa collettiva. 

La forte presenza di discendenti liguri a Paysandù, in una regione lontana dalla costa del Rio de la Plata, è insolita. “I genovesi sono tradizionalmente legati ai porti. Qui si stabilirono perché molti facevano la quarantena su un’isola di fronte alla città e poi rimasero”, spiega Pesce, rimarcando che cognomi come Siri, Volpe, Basso e Barchi testimoniano ancora oggi questa origine. 

Quegli anni furono un clima di forte fermento per la comunità italiana nella regione, e sorsero diverse associazioni a Paysandú. “Si formarono la lombarda, la piemontese, la lucana e la nostra”, spiega Pesce. Oggi, però, solo la ligure e la lucana restano attive.  

L’Associazione Ligure ottenne poi la personalità giuridica, tra il 2004 e il 2005, e fin dall’inizio l’obiettivo è stato promuovere lingua e cultura italiane e sostenere chi si avvicina alle proprie origini. Dopo un avvio complesso, dovuto alla profonda crisi economica e sociale che il Paese stava attraversando in quesli anni, si stabilizzò su una base di circa 80-100 soci. 

Le attività includono le celebrazioni delle ricorrenze italiane, viaggi culturali tra Uruguay e Argentina e incontri con ospiti dall’Italia, come Giulia Ampollini, ex artista che oggi aiuta le persone a otteneere la cittadinanza. Centrale resta l’insegnamento della lingua, organizzato anche per facilitare la partecipazione delle persone anziane. 

La sede è condivisa con la Società Italiana Unione e Benevolenza, pilastro della comunità locale e una delle istituzioni più antiche della città, fondata nel 1874. 

Accanto a questa realtà, centrale anche il ruolo della Scuola Italiana di Paysandú, nata con una funzione ben precisa. “Era una scuola di arti e mestieri: quando arrivarono le fabbriche, furono gli italiani a crearla per formare personale qualificato”, racconta Pesce, spiegando che “esiste tuttora e continua a offrire corsi di mestiere, oltre a un po’ di italiano”. 

Nel tempo si sono rafforzati i rapporti con la Regione Liguria, con viaggi, borse di studio e scambi culturali, e anche il viceconsole onorario d’Italia a Paysandú, Martín Andrés Tirio, è membre dell’associazione. 

“Il nostro punto di partenza sono i corsi di italiano, ma organizziamo anche incontri e collaborazioni durante l’anno”, aggiunge la presidente María del Carmen Barchi, rimarcando anche il forte legame con le associazioni italiane in Argentina. 

Il periodo della pandemia ha avuto un impatto significativo, con due anni senza entrate e la necessità di riorganizzare la base sociale, e il ricambio generazionale rappresenta una sfida, come per molte associazioni analoghe.  

“La maggior parte dei soci è anziana e non è facile coinvolgere i giovani”, ammette Barchi, sottolineando però come, nonostante tutto, l’associazione ha continuato a operare senza interruzioni fin dalla sua fondazione.  

“Cerchiamo di mantenere vivo il legame con l’Italia e tra di noi. Anche se non ci incontriamo sempre quanto vorremmo, quel legame c’è ed è molto importante”, conclude Barchi.