ROMA - L’Italia chiede all’Unione europea un coordinamento rafforzato sui controlli alle frontiere dopo i focolai di ebola registrati nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. 

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato una lettera al presidente di turno dell’Ue Nikos Christodoulides, al presidente del Consiglio europeo António Costa e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per sollecitare regole comuni nella gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite. 

Secondo Palazzo Chigi, la situazione epidemiologica in Africa centrale legata al focolaio di virus Ebola Bundibugyo richiede “la massima attenzione”. 

La richiesta italiana riguarda il rafforzamento della vigilanza alle frontiere, nel rispetto delle competenze nazionali in materia di tutela della salute. L’obiettivo è evitare risposte frammentate tra i Paesi membri e definire procedure condivise per i viaggiatori provenienti dalle aree interessate dall’epidemia. 

Meloni ha proposto di inserire il tema della gestione delle frontiere all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. 

Il governo italiano chiede inoltre di anticipare il confronto con una videoconferenza dei ministri della Salute già la prossima settimana e con una discussione al Consiglio Epsco del 16 giugno, in modo da definire le priorità operative prima del vertice dei leader. 

A livello nazionale, il ministero della Salute, in raccordo con la Protezione civile, ha emanato circolari per attivare una sorveglianza sanitaria mirata e protocolli di vigilanza per i viaggiatori in rientro dalle regioni colpite. Il governo precisa comunque che in Italia non risultano casi a rischio. 

Il ministero sta inoltre lavorando a nuovi documenti operativi per chiarire la valutazione del rischio e indicare a operatori sanitari e Regioni come comportarsi davanti a un caso sospetto, probabile o possibile, e nel fine settimana l’Italia invierà a Kinshasa una squadra di esperti dell’Istituto Spallanzani per fornire assistenza tecnica alla Repubblica Democratica del Congo. 

La missione, organizzata grazie al lavoro della Farnesina, del ministero della Salute, della Protezione civile e dell’Aise, prevede anche la consegna di materiale sanitario e medicinali e il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica nel Paese.