È stato il trascinatore del Manchester City campione d’Europa del 2023, ma anche della Spagna nella Nations League del 2023 e degli Europei del 2024. Ovviamente Rodri non c’era nel 2010, quando la Roja toccò il punto più alto vincendo il Mondiale. Era solo un 14enne e quella nazionale dominava in Europa e nel mondo, una dimensione che anche la Spagna di oggi sembra in grado di raggiungere.
“Farei fatica a dire che potremmo andare oltre, perché credo sinceramente che quella sia stata la miglior generazione di tutti i tempi. Nessun’altra squadra a vincere due Europei e un Mondiale. Ovviamente cerchiamo di evitare paragoni con quella generazione. Penso che questa squadra stia seguendo il proprio percorso e credo che da parecchio tempo stiamo facendo un ottimo lavoro. Abbiamo vinto la Nations League e un Europeo, ora stiamo per affrontare la sfida più grande di tutte: vincere la Coppa del Mondo”, spiega il centrocampista in un’intervista rilasciata alla Fifa.
“Negli ultimi anni abbiamo lavorato tantissimo per arrivare al torneo nella migliore forma possibile e per costruire una mentalità vincente che ci permetta di arrivare fino in fondo, che è il nostro obiettivo. Credo che questo gruppo di giocatori sia pronto per il salto di qualità. Se riuscissimo a vincere questo Mondiale, ovviamente scriveremmo i nostri nomi in una pagina speciale della storia”.
Tornando ancora al Mondiale2010 in Sudafrica, Rodri ricorda: “Avevo 14 anni e stavo frequentando un campus estivo per imparare l’inglese in Connecticut, negli Stati Uniti. Si teneva in mezzo a una foresta e non c’era campo per il cellulare, né internet, assolutamente nulla. Venivo a sapere dei risultati della Spagna tramite i messaggi che ricevevano gli educatori del campus. Quando siamo arrivati in finale, li ho pregati di trovare un modo per farmi vedere la partita. E così mi sono trovato lì, in mezzo al bosco, a guardare la Spagna diventare campione del mondo. Quando Iniesta ha segnato, mi sono alzato e ho iniziato a correre ovunque. Nessuno capiva perché fossi così felice e stessi urlando così forte”.
Tornando a oggi, invece, Rodri parla dei punti di forza della Roja. “Come dico sempre, penso che questa squadra corra come una piccola outsider ma giochi come una grande potenza. Credo che questa sia l’identità che De la Fuente ci ha trasmesso da quando è arrivato: essere umili, assicurarci di correre più degli avversari, capire quanto siano difficili le partite ed essere sempre pronti a qualsiasi situazione. A prescindere da chi scende in campo, credo che siamo un gruppo di ragazzi che, prima di tutto, ha voglia di imparare ed è disposto ad ascoltare”.
“Per quanto riguarda l’impressione che diamo a chi ci guarda, oltre a esprimere un calcio molto bello da vedere, penso che mostriamo sempre un senso di unità molto chiaro e visibile. Penso che questa sia la strada per ottenere grandi risultati”, sottolinea Rodri che sulla pressione che può comportare essere tra le nazionali favorite, dice: “Non credo che sia qualcosa che, in generale, abbia grande impatto sui nostri giocatori. Non mi sembra che qualcuno ci considerasse favoriti prima degli Europei, eppure siamo andati lì e abbiamo vinto. Ora sembra che siamo tra i favoriti per vincere questa competizione. Tuttavia, questo non cambia assolutamente nulla. Alla fine si tratta soltanto di opinioni personali, di valutazioni. Credo che, in tornei come questi, a vincere sia la squadra che arriva nel momento migliore della forma. Non dimentichiamo che si tratta di tornei composti da sette o otto partite; quindi, bisogna essere al massimo in ognuna di esse. Devi farti trovare pronto nei momenti decisivi, perché alla fine le partite si decidono proprio su episodi, che sono quelli che determinano il risultato finale. Una squadra considerata favorita può tranquillamente arrivare alle fasi finali e poi non riesce a rendere, e viceversa. Bisogna mantenere determinazione e continuità per tutta la competizione e, soprattutto, capire che basta una sola giornata storta per tornare a casa”.
Secondo Rodri è “estremamente importante il concetto di squadra. Credo che il segreto del successo di questa Nazionale sia stato mettere il collettivo davanti al singolo. Questa è la chiave della squadra. Nessun giocatore è più importante degli altri. Andiamo tutti nella stessa direzione. Ovviamente abbiamo calciatori molto importanti, ma chi guarda il nostro modo di giocare, capisce che non si basa sulle individualità. Lavoriamo come una squadra e cerchiamo sempre di valorizzare i punti di forza l’uno dell’altro ed è proprio questo che, alla fine, ti avvicina sempre di più alla vittoria”.
Ha vinto tutto a livello di club, vincere il Mondiale per lui “sarebbe la ciliegina sulla torta di una carriera meravigliosa, durante la quale ho avuto la fortuna di vincere così tanti trofei. Vincere il Mondiale è il massimo; non c’è nulla che possa superarlo. Sarebbe qualcosa di incredibile, un sogno che si avvera, credo che rappresenti il punto più alto nella carriera di qualsiasi calciatore”.
Chiusura sull’eredità che potrà lasciare questa Spagna. “Credo che saremo ricordati come una squadra coraggiosa, con un Dna fortemente competitivo, capace anche di divertire i tifosi”.