MILANO - Un’annata da sogno. Dodici mesi fa Federico Dimarco chiudeva una stagione amarissima, a mani vuote. Ora, invece, si gode scudetto e coppa Italia e soprattutto il premio di miglior giocatore della serie A 2025-26, frutto anche di ben 18 assist e 7 gol.

“È stata la stagione più bella della mia carriera - confessa a Sky Sport - Eravamo partiti da una situazione non facile, e raggiungere due trofei come lo scudetto e la Coppa Italia, coronando tutto con il premio MVP, è qualcosa di straordinario che a inizio stagione onestamente non pensavo di poter raggiungere”.

Essere anche il primo italiano a vincere il premio Mvp “è qualcosa che mi riempie di orgoglio, perché giochi nella tua nazione, con la squadra del cuore. Faccio fatica anche a descriverlo. È stato un premio che non mi aspettavo, davvero il frutto di tutto il lavoro di questi anni”.

E poi, “di solito, a parte l’anno scorso con McTominay, è un premio che viene vinto dagli attaccanti. Vincerlo da esterno di fascia è qualcosa di incredibile”. La dedica è alla famiglia ma non solo, anche “a quelle persone che alla fine dell’anno scorso dicevano che ero un giocatore finito. Dicevano che dovevo essere venduto, che duravo 35 minuti, che non sapevo difendere. Cose che al momento, quando le leggi, fanno male. Però quello che posso dire è che quando entro in campo con questa maglia do sempre più del cento per cento”.

Il double e il premio Mvp in parte riparano le ferite della scorsa stagione, “però questo è stato l’anno della ripartenza. Il gruppo è riuscito a tirare fuori qualcosa di incredibile e il mister è stato fondamentale, soprattutto all’inizio, quando ci ha tirato su di morale. Già al Mondiale per Club in negli Usa mi ha detto subito delle cose forti, perché sapeva che in quel momento avevo bisogno di ritrovare la fiducia che avevo perso. Piano piano, con il lavoro e con quelle parole, sono riuscito a riacquistarla e a fare questa stagione”.

Dimarco non nasconde che “la stagione precedente era stata frustrante, non avendo vinto nulla. Da quando sono tornato all’Inter avevamo avuto una media di due trofei all’anno, e quell’anno zero. Mia moglie me lo ha detto chiaramente: stavo sbragando, ci pensavo troppo. Da quando mi sono isolato ho azzerato tutto, ho pensato a cosa avevo sbagliato e cosa potevo fare meglio. Il mio preparatore Andrea mi ripete sempre che ogni anno si riparte da zero: bene o male che tu abbia fatto, bisogna ripartire perché inizia una nuova stagione con nuovi obiettivi. Non è facile da imparare, però mi è servito tantissimo”.

Dimarco è uno di quei pochi giocatori che riesce a imporsi in prima squadra dopo essere cresciuto nel vivaio, un po’ come sta succedendo a Pio Esposito.

“Ognuno se la deve vivere a modo suo, perché tornare è bello ma per restare all’Inter devi stare sempre a un livello altissimo, e non è facile. Sono contentissimo per Pio, gli voglio un bene enorme. Ha già dimostrato il suo valore e può fare ancora meglio, diventerà un attaccante fortissimo. E spero che l’anno prossimo torni anche Ale Stankovic: l’ho preso che aveva 17 anni, lo portavo io agli allenamenti come un fratellino. Ha delle potenzialità importanti”.

Poi uno sguardo al futuro e a quella coppa dalle grandi orecchie solo sfiorata. “Aver fatto due finali di Champions negli ultimi quattro anni è già qualcosa di straordinario, non è da tutti. Sono orgoglioso di giocare con questi compagni in questa squadra. Non sono uno che fa promesse, non dico che l’anno prossimo vinceremo la Champions, però posso promettere che faremo di tutto per andare più avanti possibile”.