‘Uomo disteso sul granito senza volto. La terra è rossa, la nebbia lo avvolge senza forma. All’osteria tanta festa per un muro di silenzio e una maschera sul viso’ (Non c’è perdono, Lino Concas). Lino Concas è una figura centrale della poesia dell’emigrazione sarda. Nato nel 1930 a Gonnosfanadiga, nel Medio Campidano, studiò a Cagliari lettere classiche e moderne, filosofia e teologia, diventando sacerdote nel 1957. Nel 1964 lasciò la Sardegna per trasferirsi in Australia come cappellano delle comunità italiane e sarde, esperienza che segnò profondamente la sua vita e la sua produzione poetica. Nel 1965 pubblicò la sua prima raccolta, Brandelli d’anima, iniziando un percorso letterario intenso e originale.
Nel 1970 abbandonò il sacerdozio per costruirsi una famiglia e si dedicò all’insegnamento dell’italiano nelle scuole australiane. Parallelamente continuò a scrivere poesie, ottenendo importanti riconoscimenti sia in Australia sia in Italia. Vinse due volte il Premio Internazionale Taormina per il miglior volume di versi italiani pubblicato da un autore residente all’estero. Tra le sue opere più significative figurano Ballata di vento (1980), Uomo a metà (1983), L’altro uomo (1988), fino alle raccolte successive riunite nel volume del 1998, oltre a Il mio uomo (2009), Yurlungur (2012), Il Girasole (2017) e Una Terra nel Sole (2021). La sua poesia nasce da un forte legame con la Sardegna, ma anche da una profonda attenzione verso la cultura degli aborigeni australiani, considerati ‘fratelli’ nella sofferenza e nella ricerca di identità.
Nel libro Croce tra le pietre emergono temi e motivi che attraversano tutta la sua opera: il silenzio, la memoria, la natura e la meditazione interiore. Lo stile di Concas è intenso e lirico, caratterizzato da una voce autentica e profonda. Talvolta compaiono toni malinconici e crepuscolari, subito riscattati dall’amore per la natura e dalla simbologia delle ‘pietre tra le croci’.
MARIANO CORENO