L’Argentina conosce il nome della prossima avversaria al Mondiale 2026. Nei sedicesimi di finale, in programma venerdì 3 luglio a Miami, la squadra di Lionel Scaloni affronterà Capo Verde, una delle grandi sorprese del torneo.
Per molti tifosi, il nome di Capo Verde è comparso per la prima volta proprio durante questa Coppa del Mondo. Eppure la nazionale africana, conosciuta come gli Squali Blu, arriva a questo appuntamento dopo un percorso di crescita costante e una qualificazione già entrata nella storia del Paese.
Capo Verde, ufficialmente Repubblica di Capo Verde, è un piccolo Stato insulare situato nell’Oceano Atlantico, a circa 600 chilometri dalle coste del Senegal. Non è un’unica isola, ma un arcipelago formato da dieci isole di origine vulcanica, nove delle quali abitate. La capitale è Praia, sull’isola di Santiago.
Con una popolazione di circa 525 mila abitanti, è uno dei Paesi meno popolosi ad aver partecipato a un Mondiale e il più piccolo, per numero di abitanti, ad aver raggiunto una fase a eliminazione diretta.
La lingua ufficiale è il portoghese, eredità del passato coloniale, ma gran parte della popolazione parla anche il creolo capoverdiano, elemento centrale dell’identità culturale dell’arcipelago.
La storia del Paese è legata al mare. Le isole erano disabitate quando furono occupate dai portoghesi nel XV secolo e, grazie alla loro posizione strategica, divennero un punto di collegamento tra Europa, Africa e Americhe. Una centralità che portò anche Capo Verde a essere coinvolto in una delle pagine più dolorose della storia: il commercio transatlantico degli schiavi.
Il Paese ottenne l’indipendenza dal Portogallo il 5 luglio 1975. Dopo una prima fase a partito unico, nel 1991 arrivarono le elezioni multipartitiche, aprendo un percorso democratico che ha reso Capo Verde una delle realtà politicamente più stabili dell’Africa occidentale.
Anche la cultura riflette questa fusione di radici africane e portoghesi. La musica occupa un ruolo centrale, con la morna resa celebre nel mondo da Cesária Évora, una delle figure simbolo della storia capoverdiana.
L’economia si basa soprattutto su turismo, servizi, attività portuale e rimesse della diaspora. Le sue isole, da Sal a Boa Vista, passando per Santiago, São Vicente e Fogo, sono conosciute per spiagge, paesaggi vulcanici e città costiere.
Nel calcio, però, Capo Verde sta vivendo il momento più importante della sua storia. La qualificazione al Mondiale 2026 rappresentava già un traguardo enorme, essendo la prima partecipazione assoluta alla fase finale. Ma la squadra guidata da Pedro Leitão Brito, detto Bubista, è riuscita ad andare oltre ogni previsione.
Gli Squali Blu hanno debuttato con uno 0-0 contro la Spagna, poi hanno pareggiato 2-2 con l’Uruguay e chiuso la fase a gironi con un altro 0-0 contro l’Arabia Saudita. Tre pareggi, nessuna vittoria, ma anche nessuna sconfitta: quanto è bastato per chiudere il Gruppo H al secondo posto, alle spalle della Spagna.
Con questo risultato, Capo Verde ha eliminato Uruguay e Arabia Saudita e ha conquistato per la prima volta i sedicesimi di finale di un Mondiale.
La sua forza è stata l’organizzazione: disciplina tattica, intensità fisica, solidità difensiva e grande capacità di soffrire. Gran parte del gruppo è composta da giocatori nati o cresciuti nella diaspora, soprattutto in Portogallo, Francia e Paesi Bassi, ma legati con orgoglio alle proprie origini.
Ora arriva la sfida più difficile. Dall’altra parte ci sarà l’Argentina campione del mondo, favorita sulla carta e abituata a questi appuntamenti. Capo Verde, però, ha già dimostrato di non essere arrivato fin qui per caso.
Per l’Albiceleste sarà un incrocio inedito. Per gli Squali Blu, la partita più importante della loro storia.