Celebrando il centenario della nascita di Miles Davis, si celebra uno dei più grandi innovatori del Novecento, capace di anticipare il futuro del jazz. La sua creatività e l’individualità del suono lo rendono figura oltre il genere, come Pablo Picasso, con cui condivide lo spirito di continua trasformazione. Trombettista dal sound unico, basato sul “less is more”, e leader capace di scoprire talenti. Formatosi nei club della 52ª Strada di New York, passa dal bebop con Charlie Parker all’idea di nuove forme musicali. Nel 1948 con Birth of the Cool avvia la prima rivoluzione insieme a Gil Evans, aprendo al post-bop. Negli anni ’50 affronta dipendenza e periodo parigino, ma raggiunge la maturità con il quintetto di John Coltrane e l’album Kind of Blue.
Successivamente guida il secondo quintetto con Wayne Shorter, Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams, spingendo il jazz modale verso il futuro. Negli anni ’60 e ’70 abbraccia l’elettrificazione, ispirato da Jimi Hendrix e Sly Stone, dando vita a In a Silent Way e Bitches Brew, aprendo la fusion. Con Teo Macero sperimenta il montaggio in studio, mentre cambia suono e immagine pubblica. Dopo crisi e isolamento negli anni ’70, torna nel 1981 con nuova energia, fino a Tutu. Negli anni finali collabora con Prince, Zucchero e altri, trasformando brani pop in jazz e lasciando un ultimo segno rivoluzionario prima della morte nel 1991. Figura centrale del jazz moderno, Davis rimane simbolo d’innovazione continua, capace di ridefinire più volte le regole della musica e influenzare generazioni successive di musicisti in ogni genere musicale. La sua eredità resta fondamentale nella storia del Novecento e oltre. Continua a ispirare artisti contemporanei in tutto il mondo ancora oggi, eterno.