BUCAREST - Nella notte tra il 28 e il 29 maggio, un drone russo kamikaze Shahed è penetrato nello spazio aereo della Romania, schiantandosi sul tetto di un condominio a Galați, città nel sud-est del Paese, situata a ridosso del confine fluviale sul Danubio.
Si tratta del primo attacco russo a causare feriti sul suolo di un Paese membro della Nato dall’inizio del conflitto nel 2022.
Secondo la ricostruzione ufficiale del ministero della Difesa rumeno, il raid è scattato durante una massiccia ondata di attacchi notturni russi diretti contro le infrastrutture civili e i porti fluviali ucraini, in particolare l’hub di Izmail. Il drone è stato tracciato dai radar rumeni fino alla parte meridionale di Galați, dove l’intero carico bellico è esploso sul tetto dell’edificio residenziale, provocando un violento incendio.
I servizi di soccorso hanno estratto dalle macerie due inquilini feriti, medicati sul posto per diverse escoriazioni dopo essere riusciti miracolosamente a evacuare l’appartamento da soli.
Al rilevamento della minaccia, due caccia F-16 rumeni sono decollati d’urgenza dalla base aerea di Fetești, con l’autorizzazione a ingaggiare i bersagli. Tuttavia, non c’è stato il tempo materiale per neutralizzarlo. “Il tempo a disposizione, appena quattro minuti, era estremamente breve”, ha spiegato in conferenza stampa il generale Gheorghe Maxim del Comando delle Forze Congiunte.
Il presidente rumeno Nicușor Dan ha confermato che non sussistevano le condizioni di sicurezza per abbatterlo senza mettere a grave rischio la popolazione civile sottostante.
La risposta politica di Bucarest è stata immediata e senza precedenti. Il presidente Dan ha annunciato in un videomessaggio l’espulsione immediata del console generale russo a Costanza, Andrei Kosilin, dichiarato “persona non grata”, e la contestuale chiusura permanente del consolato sul Mar Nero: “La Russia ha la piena responsabilità di questo gravissimo incidente”.
La ministra degli Esteri Oana Toiu ha convocato d’urgenza l’ambasciatore russo a Bucarest, per comunicare le formali conseguenze sulle relazioni bilaterali e ha annunciato il coordinamento con i partner europei per nuove sanzioni. Intanto, il Consiglio Supremo di Difesa Nazionale è stato riunito d’urgenza per valutare quello che è stato definito “il più grave incidente nel Paese dall’inizio della guerra”.
La reazione di Mosca non si è fatta attendere. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha espresso la furia del Cremlino, preannunciando contromisure simmetriche e immediate nei confronti della diplomazia rumena in Russia. Parallelamente, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha alzato i toni dello scontro con l’Occidente: “L’Unione europea è ormai parte in causa nel conflitto a fianco dell’Ucraina, le armi europee vengono usate contro di noi. Per questo l’Europa non può pretendere di svolgere alcun ruolo di mediazione”.
L’incursione ha innescato una durissima reazione a catena da parte dei leader occidentali. Il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, ha avuto un colloquio d’urgenza con il presidente Dan, esprimendo assoluta solidarietà: “Il comportamento sconsiderato della Russia è un pericolo per tutti noi. La Nato è pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato e potenzierà la difesa contro i droni”. Sulla stessa linea l’ambasciatore Usa, Matthew Whitaker, che ha condannato la “sconsiderata incursione”.
La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha denunciato il superamento di “un’altra linea rossa sul territorio dell’Unione” e ha annunciato l’accelerazione dei lavori sul 21° pacchetto di sanzioni economiche contro Mosca.
Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola hanno condannato all’unisono “la violazione irresponsabile del diritto internazionale”. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha avvertito: “A Mosca non può essere permesso di violare impunemente lo spazio aereo europeo”.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato la convocazione immediata dell’ambasciatore russo a Parigi, mentre il primo ministro britannico Keir Starmer e il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul hanno ribadito la necessità di una risposta unita e intollerante di fronte al disprezzo del Cremlino per le vite dei civili.
Mentre Kiev, tramite il presidente Volodymyr Zelensky e il ministro degli Esteri Andrii Sybiha, si è detta pronta a sostenere la Romania in ogni modo. richiedendo all’Occidente una maggiore schermatura aerea per i Paesi confinanti, la tensione è salita alle stelle anche nelle acque del Mar Nero.
La Marina ucraina ha infatti denunciato un attacco mirato russo contro un mercantile di proprietà turca (battente bandiera di Vanuatu), appena salpato dal porto di Odessa. A causa del raid è scoppiato un incendio a bordo della nave e due membri dell’equipaggio sono rimasti feriti, confermando come l’intera regione costiera sia ormai scivolata in una fase di escalation aperta e fuori controllo.
Anche la presidente moldava Maia Sandu è intervenuta esprimendo forte apprensione: “La Russia rappresenta un pericolo concreto per tutti noi e deve essere fermata”.