SYDNEY – Milioni di dollari sono stati raccolti in Australia per assistere i sopravvissuti alla catastrofe che ha colpito il Nepal, dove migliaia di persone sono ancora costrette a vivere in ripari temporanei e mancano acqua potabile, medicinali e servizi essenziali.
All’aggiornamento di ieri sera sera risultavano ancora dispersi 42 cittadini australiani, mentre il governo federale continuava a cercare conferme sulle loro condizioni.
Una veglia pubblica a lume di candela è prevista per questa sera a Federation Square, a Melbourne, in memoria delle vittime.
L’Emergency Action Alliance, che riunisce 15 importanti organizzazioni umanitarie, ha raccolto oltre 3,5 milioni di dollari, compresi 2 milioni messi a disposizione dal governo federale.
I fondi saranno utilizzati per fornire ripari d’emergenza, cibo, acqua sicura, assistenza sanitaria, servizi igienici e sostegno alla ricostruzione di lungo periodo.
Canberra ha inoltre annunciato altri 2 milioni di dollari in aiuti da consegnare direttamente al Nepal tramite l’Australian Defence Force.
Con questo ulteriore stanziamento, il contributo umanitario complessivo del governo australiano per la catastrofe raggiunge 8 milioni di dollari.
Tra i sopravvissuti c’è Rabindra Hamal, che lavorava con alcuni colleghi presso un impianto idroelettrico quando, mercoledì, il gruppo ha ricevuto l’ordine di fuggire pochi minuti prima dell’arrivo della piena.
Gli uomini sono inizialmente riusciti ad allontanarsi in automobile, ma mentre cercavano di raggiungere un terreno più elevato a piedi, due di loro sono stati trascinati via.
“È stato assolutamente terrificante - ha raccontato Hamal -. Non riuscivamo a crederci”.
Il gruppo ha continuato a cercare riparo ed è stato recuperato soltanto il giorno successivo, prima con un elicottero diretto a una caserma dell’esercito e poi con un trasferimento a Kathmandu.
Secondo Hamal, delle diverse migliaia di persone impegnate nel progetto idroelettrico, circa 500 risultano ancora disperse.
Save the Children, una delle organizzazioni coinvolte nella raccolta, ha descritto un quadro ancora estremamente difficile nel distretto di Nuwakot.
Amy Lefevre, responsabile globale dei media dell’organizzazione, ha visitato sabato le aree colpite.
“C’è fango ovunque, e anche molta confusione - ha dichiarato -. Si vedono scarpe incastrate nel terreno e oggetti personali sparsi dappertutto”.
Secondo Lefevre, a cinque giorni dalla catastrofe le possibilità di trovare sopravvissuti stanno diminuendo progressivamente.
Una delle priorità resta il ricongiungimento delle famiglie.
Da venerdì Save the Children è riuscita a riunire 69 bambini con i propri familiari, dopo che molti erano rimasti soli o separati durante le evacuazioni.
Le operazioni di soccorso proseguono mentre le organizzazioni umanitarie cercano di passare gradualmente dall’emergenza immediata alla sistemazione delle persone rimaste senza casa.