ROMA - Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni dovrebbero tornare a riunirsi venerdì 30 ottobre per proseguire il confronto sul programma e sulla scelta leader che sarà indicato dal centrosinistra per la presidenza del Consiglio, ma i tempi delle primarie continuano a dividere gli alleati, mentre resta irrisolta la questione dell’allargamento della coalizione alle forze centriste. 

Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra chiedono di accelerare per arrivare rapidamente a un programma condiviso e alla scelta della leadership, mentre la segretaria del Partito democratico appare orientata a concedere ancora qualche settimana al confronto politico prima di fissare una data definitiva. 

La linea del Nazareno era stata illustrata sabato scorso da Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione del Pd, che aveva indicato l’obiettivo di completare il programma entro dicembre e organizzare le primarie all’inizio del 2027. 

L’ipotesi più accreditata è quella di convocare i gazebo a febbraio senza escludere uno slittamento a marzo, il più vicino possibile all’avvio della campagna elettorale. 

Una tempistica che non convince Angelo Bonelli, deciso ad anticipare la consultazione. “Le primarie prima si fanno è meglio”, ha dichiarato il leader dei Verdi, riconoscendo che difficilmente potranno essere organizzate entro dicembre, ma chiedendo di non andare oltre il primo febbraio. 

Anche Conte vorrebbe tempi più rapidi. Interpellato in televisione sull’eventualità che febbraio possa essere già troppo tardi, il presidente del Movimento 5 Stelle ha lasciato intendere di condividere la preoccupazione. 

“Confido che ci si metta intorno al tavolo, si scriva un programma e poi, se dobbiamo trovare il candidato che possa rappresentare la coalizione, si faccia anche questo presto”, ha spiegato. 

Le pressioni per accelerare arrivano anche dall’interno del Pd, dove alcuni esponenti vicini a Schlein ritengono che prolungare il confronto rischi di alimentare incertezze. 

Tra questi Nicola Zingaretti, favorevole a una consultazione aperta agli elettori per individuare la figura destinata a guidare la coalizione. 

“Credo che a questo punto un coinvolgimento del popolo, dell’elettorato che in massa decida la leadership sia la cosa migliore”, ha affermato, invitando a superare settimane di esitazioni e distinguo. 

Difficilmente, tuttavia, l’incontro di venerdì produrrà una decisione definitiva. Prima di fissare le primarie restano da affrontare le divergenze sulla politica estera, uno dei punti più delicati del confronto tra Pd, M5s e Avs. 

C’è poi la questione del centro, ancora escluso dal tavolo delle trattative. 

Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha criticato apertamente la scelta di limitare gli incontri alle tre forze principali, sostenendo che una coalizione costruita soltanto su questa base non avrebbe numeri sufficienti. 

“La formula a tre? È quella che sta sotto al 40%”, ha osservato, contestando anche l’argomento secondo cui il coinvolgimento dei centristi sarebbe complicato dalla loro frammentazione. “Non ci chiamano perché siamo troppi? E Avs che ha due rappresentanti al tavolo va bene?”, ha aggiunto. 

La necessità di costruire un’alleanza più ampia viene richiamata anche dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, che invita le opposizioni a non ripetere gli errori commessi in occasione delle elezioni politiche del 2022. 

“Io credo che di fronte a una sfida epocale il campo progressista debba puntare a essere il più ampio possibile per andare a vincere”, ha dichiarato. 

Il prossimo vertice servirà dunque soprattutto a verificare quanto terreno comune sia stato costruito sul programma e se esistano le condizioni per accelerare la scelta del candidato premier, con due questioni ancora strettamente legate: stabilire quando votare alle primarie e, prima ancora, quali partiti parteciperanno alla coalizione.