WASHINGTON - In una serie di interviste rilasciate a Fox News e al New York Times, il presidente Donald Trump ha delineato i contorni di una politica estera e di sicurezza nazionale senza precedenti, caratterizzata da un approccio d’azione diretta e dal rifiuto dei vincoli legali globali. Dalla lotta ai cartelli messicani alle minacce contro Teheran, il messaggio della Casa Bianca è univoco: gli Usa si muoveranno ovunque ritengano necessario. 

Dopo aver rivendicato il successo delle operazioni navali nei Caraibi e nel Pacifico, Trump ha annunciato un’escalation militare contro le organizzazioni criminali in Messico. “Abbiamo eliminato il 97% della droga che entra via mare e ora inizieremo attacchi di terra contro i cartelli”, ha dichiarato a Fox News. Sebbene non abbia specificato le località esatte degli interventi, il tycoon ha descritto il Messico come un Paese “controllato dai cartelli”, una situazione che ha definito come “molto, molto triste”. 

Trump ha giustificato l’intervento militare citando i numeri della crisi degli oppioidi: “I cartelli uccidono 250.000, 300.000 persone nel nostro Paese ogni anno. La droga devasta le famiglie e noi abbiamo il dovere di fermarla”. Ha inoltre rivendicato la chiusura del confine meridionale che, a suo dire, “era un disastro totale, probabilmente il peggiore nella storia del mondo. Ora il confine è chiuso, nessuno entra e nessuno ci prova nemmeno più”. 

Il presidente ha poi rivolto lo sguardo al Medio Oriente e al Sud America, utilizzando i recenti successi diplomatici e militari come monito per i rivali. Commentando le proteste in corso in Iran, Trump ha promesso una risposta durissima in caso di repressione violenta da parte del regime: “In passato hanno sparato a persone inermi o le hanno impiccate. Se lo faranno ancora, li colpiremo molto duramente. Siamo pronti a farlo”. 

Trump ha citato la deposizione di Nicolás Maduro come prova dell’efficacia della sua strategia. “Il Venezuela ci ha dato tutto quello che abbiamo chiesto: dalle riserve di petrolio al rilascio dei prigionieri politici. È stata una grande vittoria per l’America”. 

Forse il passaggio più controverso delle ultime ore riguarda il rapporto tra la Casa Bianca e le norme globali. Intervistato dal New York Times, Trump ha dichiarato esplicitamente di sentirsi svincolato dalle istituzioni sovranazionali. “Non ho bisogno del diritto internazionale. Non voglio fare del male a nessuno, ma l’unica cosa che può fermarmi è la mia moralità, il mio spirito”. 

Alla domanda se gli Stati Uniti debbano comunque rispettare le leggi internazionali, il tycoon ha risposto in modo ambiguo: “Sì, ma dipende da quale sia la vostra definizione di diritto internazionale”. Queste parole arrivano mentre le cancellerie europee osservano con timore le mosse statunitensi non solo in Venezuela, ma anche verso la Groenlandia, interpretando la “moralità” di Trump come un segnale di assoluta discrezionalità nell’uso della forza e della diplomazia.