Senior Marketing Manager in una delle principali piattaforme di trading online d’Australia, vicentina a Sydney da anni, Erika ha una doppia vita che non si vede nei curriculum: la mattina alle 4:45 è già sveglia, due ore di allenamento prima che il resto del mondo apra gli occhi.
Quest’anno, quella stessa disciplina che la fa svegliare all’alba per allenarsi, l’ha portata al Torian Pro, la semifinale CrossFit per l’Oceania: una competizione a cui partecipano i migliori 16 atleti della regione per ogni categoria. “Andare a Torian è il sogno di tutti quelli che fanno CrossFit”, racconta. “Una volta qualificata ho pensato: e adesso, che faccio?”. Il problema, spiega ridendo, è che il suo obiettivo era arrivare lì. Una volta arrivata, non aveva un piano B. Tutto comincia a fine febbraio con il CrossFit Open: tre settimane, un workout a settimana annunciato il giovedì, da completare entro il lunedì successivo. Chiunque può partecipare, basta iscriversi e trovare un giudice nella propria palestra che conti le ripetizioni. I risultati vengono caricati su un’app. “Se pensi di poter competere ad alto livello, devi anche girare un video e inviarlo al quartier generale di CrossFit”, spiega Opali, che da anni si allena per poter competere.

Per Opali, nella categoria 40-44, la semifinale è il Torian Pro in Australia: i migliori 16 atleti dell’Oceania si sfidano sul campo. Opali descrive il Torian come un sogno realizzato. “Ma quando ci sono arrivata non ero pronta per quello che significa davvero competere a quel livello”.

Non conoscere nessuno in gara. Non avere un riferimento visivo per capire se stai andando troppo forte o troppo piano. Il pubblico sugli spalti. Le regole più stringenti. E soprattutto: le avversarie. Le ragazze che competono al Torian non ci arrivano per la prima volta: sono atlete che dedicano ore e ore ogni giorno all’allenamento. Cinque anni da Head of Marketing in Technogym e ora una nuova sfida nel trading online. Un lavoro che richiede molto, in un settore che non si ferma mai. Trovare spazio per allenarsi come si allena lei non è scontato. È una scelta che si rinnova ogni giorno alle 4:45 di mattina. Vale la pena notare che la categoria in cui compete Erika, la 40-44, è tra le più affollate dell’intero Open: gli age group 35-39 e 40-44 sono i più numerosi tra tutti i master, una tendenza in crescita costante negli ultimi anni. Donne che hanno costruito carriere, famiglie e che poi hanno deciso di mettere anche questo sul tavolo.

Ha iniziato il CrossFit nel 2020, mentre ancora praticava aerial circus. Nel 2021 si è qualificata per i quarti di finale quasi senza aspettarselo. Da quel momento ha capito che poteva fare sul serio. I dati sul suo profilo ufficiale CrossFit Games parlano da soli: 120 kg di deadlift, 100 kg di squat, Fran in 3 minuti e 20 secondi. Numeri da atleta professionista, ottenuti da una donna di 41 anni che di giorno fa la manager.  C’è una domanda che viene naturale fare a chi si allena come si allena Opali: dove finisce lo spingere oltre i propri limiti e dove inizia il fare danni? La risposta che dà è quella di chi conosce bene il proprio corpo: oltre che atleta, Erika è anche una personal trainer: sa distinguere la fatica utile da quella che pregiudica il recupero, sa leggere i segnali che il corpo manda prima che diventino un problema. “Una volta mi allenavo troppo e non mangiavo abbastanza. Ho capito che non è vero che più fai, meglio diventi. Quello che conta è la qualità delle ore che dedichi, non la quantità.” E se c’è una cosa che ama del CrossFit è questa: “C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, sempre una debolezza su cui lavorare. Il miglioramento non finisce mai.” Quando durante un workout vorrebbe mollare - e succede, dice, succede a tutti - non molla. Alla fine, gli orari impossibili, i chili sul bilanciere, i calcoli sull’alimentazione: sono tutti strumenti.
Quello che non si allena in palestra è la parte più difficile: decidere di non fermarsi di fronte alle difficoltà. E forse è questo che separa un atleta da tutti gli altri.