WASHINGTON - Si allarga, anche se resta numericamente limitato, il fronte repubblicano contrario alla prosecuzione dell’intervento militare americano in Iran. La Camera dei Rappresentanti ha approvato martedì, per la terza volta, una risoluzione che chiede al presidente Donald Trump di porre fine alle operazioni militari, con sette deputati repubblicani che hanno votato insieme ai democratici. Il provvedimento è passato con 220 voti favorevoli e 204 contrari.

Il dato politicamente più significativo riguarda proprio il GOP. Nelle due precedenti votazioni soltanto quattro repubblicani avevano sostenuto analoghe iniziative. Questa volta si sono aggiunti Mariannette Miller-Meeks e Zach Nunn, entrambi eletti in Iowa, e Nancy Mace, della South Carolina.

Con loro hanno confermato il voto favorevole Thomas Massie del Kentucky, Tom Barrett del Michigan, Warren Davidson dell’Ohio e Brian Fitzpatrick della Pennsylvania.

“Non sosterrò un’altra guerra senza fine. Possiamo difendere gli americani, fare pressione sull’Iran e perseguire la pace, garantendo al tempo stesso che il Congresso adempia alla propria responsabilità costituzionale”, ha dichiarato Nunn dopo il voto, ribadendo quindi la necessità di garantire al Congresso di restare titolare dell’esercizio delle proprie prerogative costituzionali.

Formalmente, la leadership repubblicana della Camera non impone una disciplina di partito sulle risoluzioni relative ai poteri di guerra. Trump, tuttavia, ha attaccato in precedenza i repubblicani che hanno votato contro la sua linea sull’Iran, trasformando di fatto la questione anche in un banco di prova dei rapporti interni al partito.

Questo voto arriva a poche settimane dalle elezioni di midterm di novembre, un elemento che ne accresce il peso politico. I democratici hanno ripetutamente cercato, nel corso di quest’anno, di costringere il Congresso a pronunciarsi sulle prerogative presidenziali nella conduzione della guerra.

Resta ora da capire quale sarà il percorso al Senato. Un precedente tentativo di limitare i poteri in campo militare di Trump aveva inizialmente raccolto un numero di voti repubblicani sufficiente, prima che, però, un senatore del GOP cambiasse posizione in seguito alle pressioni della Casa Bianca. Secondo quanto trapela da ambienti del Congresso, i democratici intendono comunque riprovare in Senato questa settimana.

Sul confronto parlamentare pesa anche il crescente malcontento dell’opinione pubblica. Un sondaggio CNN realizzato qualche mese fa indicava che il 67% degli intervistati riteneva che le decisioni di Trump sull’azione militare contro l’Iran avessero danneggiato gli Stati Uniti. Nel frattempo il conflitto continua a produrre conseguenze economiche interne, con il prezzo del diesel tornato sopra i sei dollari al gallone.

La frattura repubblicana rimane circoscritta, ma il passaggio da quattro a sette dissidenti segnala un cambiamento nel voto alla Camera mentre si avvicina l’appuntamento elettorale. E anche la richiesta multimiliardaria del Pentagono per finanziare ulteriormente le operazioni rischia, secondo CNN, di rimanere bloccata fino a dopo le elezioni.