Il caffè è una delle bevande più consumate nel mondo e accompagna quotidianamente milioni di persone. Proprio per la sua diffusione capillare, il suo impatto sulla salute è da tempo oggetto di dibattito scientifico: il caffè fa bene o fa male? Per prima cosa è necessario superare le semplificazioni e distinguere tra il caffè come alimento e la caffeina come sostanza psicoattiva. Il consumo moderato, in persone adulte e sane, non risulta associato a un rischio significativo per la salute. Al contrario, le principali linee guida suggeriscono che un’assunzione contenuta, indicativamente entro le tre tazzine di caffè espresso al giorno, possa rientrare in uno stile di vita equilibrato. Diverso è il discorso per chi soffre di patologie cardiovascolari, neurologiche o di disturbi del sonno, categorie per le quali è consigliata maggiore attenzione.

Tra gli aspetti critici vi sono i possibili effetti negativi del consumo eccessivo di caffeina. In soggetti sensibili o vulnerabili, il caffè può favorire insonnia, palpitazioni, aumento della pressione arteriosa e stati d’ansia. Particolare cautela è raccomandata in gravidanza e nei più giovani, per i quali l’assunzione di caffeina dovrebbe essere fortemente limitata. È stato inoltre segnalato il rischio legato alle bevande ad alto contenuto di caffeina, sempre più diffuse, che possono provocare reazioni avverse anche importanti. Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la salute del cavo orale. Il caffè può contribuire alla pigmentazione dentale e avere effetti sul microbiota orale e sui tessuti parodontali, soprattutto se inserito in abitudini igieniche scorrette.

Accanto ai potenziali rischi, la letteratura scientifica più recente riconosce anche diversi benefici. Numerosi studi osservazionali associano il consumo moderato di caffè a una riduzione del rischio di diabete di tipo 2, malattie cerebrovascolari, depressione e mortalità generale, oltre a effetti positivi su fegato e funzioni cognitive.