WASHINGTON – Gli Stati Uniti hanno riconosciuto apertamente di disporre di armi operative nell’orbita terrestre, segnando un cambiamento nella politica con la quale il Pentagono descrive pubblicamente le proprie capacità militari nello spazio.

Il capo della U.S. Space Force Douglas Schiess ha dichiarato ieri (ora locale) come personale della forza “opera armi in orbita” sia in grado di proteggere le forze congiunte da attacchi resi possibili da sistemi spaziali.

Un giorno prima, il segretario dell’Air Force Troy Meink aveva affermato che Washington possiede “armi di controllo spaziale in orbita” capaci di contrastare azioni ostili degli avversari.

Nessuno dei due ha specificato la natura dei sistemi impiegati.

Secondo Victoria Samson, responsabile per la sicurezza e la stabilità spaziale della Secure World Foundation, le dichiarazioni mostrano quanto il governo statunitense sia diventato più disposto a parlare apertamente delle capacità militari nello spazio.

“Abbiamo smesso di evitare il tema delle capacità antisatellite e ora diciamo esplicitamente di avere armi nello spazio”, ha osservato.

La Cina ha reagito ribadendo la propria opposizione alla militarizzazione dell’orbita. Il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha affermato che Pechino sostiene l’uso pacifico dello spazio e si oppone a qualsiasi corsa agli armamenti.

Mosca ha invece sostenuto che l’ammissione statunitense ignora le conseguenze potenziali di un conflitto e minaccia la stabilità di lungo periodo delle attività spaziali.

Stati Uniti, Cina e Russia sviluppano da anni reti satellitari e veicoli spaziali manovrabili con capacità che potrebbero essere utilizzate per interferire con satelliti avversari. Finora, tuttavia, nessun Paese risulta avere condotto un attacco fisico contro un satellite appartenente a un’altra nazione.

La crescente importanza militare dello spazio è stata dimostrata dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, dove satelliti per comunicazioni, navigazione e intelligence sono diventati essenziali per le operazioni sul terreno.

Richard Palmer, dirigente dello U.S. Space Command, ha sostenuto che rendere note queste capacità serve a rafforzare la deterrenza e a garantire che gli Stati Uniti siano pronti a utilizzarle qualora questa si incrinasse.

Le tecnologie disponibili comprendono potenzialmente sistemi di disturbo dei segnali, laser capaci di accecare sensori e veicoli in grado di avvicinarsi o agganciare altri satelliti.

Nel 2022 la Cina dimostrò la capacità di utilizzare un satellite per afferrare e spostare un altro veicolo spaziale in orbita.

Gli Stati Uniti hanno recentemente condotto Apollo Maneuvers, la loro maggiore esercitazione orbitale, coinvolgendo satelliti collocati su orbite differenti e partner internazionali e commerciali.

Craig Albert, della Augusta University, ha avvertito che la mancata divulgazione delle caratteristiche precise dei nuovi sistemi potrebbe però alimentare interpretazioni più allarmistiche da parte dei rivali e spingerli ad accelerare programmi analoghi.

Anche altri Paesi stanno rafforzando le proprie capacità: la Germania, per esempio, ha previsto un programma da 35 miliardi di euro per la componente militare spaziale.