WASHINGTON - Jared Kushner torna a indicare quella che, a suo giudizio, dovrebbe essere la strada per ricostruire Gaza. Intervenendo in videocollegamento in una riunione a porte chiuse organizzata dalla commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, Jared Kushner, genero e consigliere informale del presidente americano Donald Trump, ha indicato la direzione per la ricostruzione della Striscia di Gaza, invocando una “riforma radicale” del sistema degli aiuti destinati alla Striscia.

“Il cambiamento è come il paradiso: tutti vogliono andarci ma nessuno vuole morire”, ha affermato Kushner, sostenendo che il modello attuale non sia più sostenibile. Pur senza citarla esplicitamente, il riferimento è apparso rivolto all’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, accusata da Israele di legami con Hamas, circostanza sempre smentita dall’organizzazione.

Secondo Euronews, Kushner ha definito gli attuali programmi di assistenza “progettati passo dopo passo da Ong e terroristi”, sostenendo che il sistema favorisca indirettamente Hamas. Ha inoltre ribadito che qualsiasi piano di ricostruzione è destinato a fallire senza il disarmo del movimento islamista.

Le dichiarazioni arrivano mentre il Board of Peace, l’organismo internazionale promosso dagli Stati Uniti per coordinare la ricostruzione della Striscia, continua a registrare progressi limitati. Istituito da Trump il 22 gennaio 2026, il Board ha tenuto finora una sola riunione plenaria, durante la quale il presidente americano promise 10 miliardi di dollari dagli Stati Uniti e altri 7 miliardi da nove Paesi partner.

Cinque mesi dopo, però, i risultati sono modesti. Anche la Team Gaza Initiative della Commissione europea, che prevede circa 900 milioni di euro, non ha ancora erogato fondi.

Anche sul piano della sicurezza non si registrano progressi: la forza internazionale prevista dal piano americano non è mai decollata e, dei 20 mila uomini annunciati da Trump, sono arrivati soltanto pochi ufficiali incaricati di proteggere un progetto pilota nell’area di Rafah. Un risultato ben lontano dall’ambiziosa “Riviera Gaza” immaginata dalla Casa Bianca.