Sono loro a parlare italiano con i nipoti, a raccontare la storia dell’emigrazione, a tramandare ricette, dialetti e festività. È a queste figure che l’Associazione dei Nonni di Sydney dedica la propria rinascita: dopo anni di inattività, il sodalizio torna a riunire la comunità con una grande festa in programma il 18 ottobre al Club Marconi, aperta a nonni, figli e nipoti.
La storia dell’associazione comincia lontano, e in alto. Il 2 ottobre 2005, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, celebrò al Quirinale, circondato da centinaia di bambini, la prima Festa dei Nonni, definendoli “fondamentali nelle famiglie, punti di riferimento per figli e nipoti”. Tra chi seguì quella giornata c’era Antonio Bamonte (nella foto), che ne trasse un’intuizione destinata ad attraversare gli oceani.
“Quando vidi il presidente Ciampi celebrare la prima Festa dei Nonni al Quirinale, pensai immediatamente che anche la nostra comunità italiana in Australia meritasse un’iniziativa simile”, ricorda Bamonte, che guidò l’associazione come presidente provvisorio. “I nonni avevano dato un contributo enorme alla crescita della nostra collettività, ma raramente ricevevano un riconoscimento pubblico”.
L’iniziativa trovò subito il sostegno della comunità e della stampa italiana in Australia. Poi, come per tante realtà di volontariato, le difficoltà organizzative e, soprattutto, la pandemia del 2020 interruppero le attività, privando i soci proprio di quel contatto umano che era la ragion d’essere del sodalizio. Oggi il Consiglio direttivo, con il presidente Joe Commisso, affiancato dai segretari Concetta Cirigliano Perna e lo stesso Bamonte, ha scelto di ripartire.
“Ripartire significa restituire alla nostra comunità uno spazio di incontro e di condivisione - spiega Commisso -. I nonni rappresentano un punto fermo. Sono la memoria vivente delle nostre famiglie, coloro che trasmettono il senso del rispetto, della solidarietà, del sacrificio e dell’amore per le proprie origini”. Per il presidente, la loro funzione culturale è un patrimonio da difendere: “Sono loro il ponte tra il passato e il futuro. Ogni volta che un nonno racconta la propria storia, insegna una preghiera in italiano o prepara un piatto della tradizione, sta trasmettendo un pezzo della nostra storia”. Bamonte guarda invece ai più giovani: “Vorrei dire a loro di voler bene ai propri nonni, di trascorrere del tempo con loro e di fare tesoro dei loro insegnamenti. La migliore eredità che un nonno possa lasciare non è fatta di beni materiali, ma di valori, esempi di vita, cultura, lingua e amore per la famiglia”.
La giornata del 18 ottobre vuole quindi essere molto più di una festa: un incontro tra generazioni, dedicato alla famiglia italiana, alla memoria e alle radici, dove la presenza di bambini e ragazzi accanto ai loro nonni darà alla ricorrenza il suo significato più autentico. “In un’epoca dominata dalla tecnologia - osserva Commisso - dedicare del tempo ai propri nonni significa riscoprire il valore dell’ascolto, del dialogo e della memoria”.
Perché finché ci sarà un nonno che racconta, l’Italia continuerà a vivere nelle case di Sydney.