ROMA - Per Mirko Kusturin, imprenditore romano che da anni vive e lavora a Londra, sostenere la seconda edizione dei FAIRNESS Magazine Awards ha significato prima di tutto tornare a investire, professionalmente e personalmente, nel rapporto con la propria città: una città dalla quale si è allontanato per costruire la sua attività nel Regno Unito, ma che continua a rappresentare una parte essenziale della sua identità. Il suo contributo non si è limitato a un sostegno formale: attraverso Satyrio, ristorante, enoteca, importatore e wine merchant fondato nel cuore della City londinese, Kusturin ha messo a disposizione una rete di contatti costruita fra Italia e Regno Unito, coinvolgendo produttori e imprese e contribuendo a dare visibilità a realtà italiane che spesso possiedono un prodotto di qualità, ma non gli strumenti necessari per raccontarlo a un pubblico internazionale.
È stata questa la cornice della seconda edizione dei FAIRNESS Magazine Awards, svoltasi il 16 luglio nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma. Ideato da Pilar Marzuco, fondatrice di FAIRNESS Magazine, l’evento è nato per riconoscere personalità e percorsi capaci di rappresentare l’Italia attraverso la qualità del lavoro, la visione, la responsabilità e l’apertura internazionale.
“I FAIRNESS Magazine Awards nascono per riconoscere non soltanto il risultato, ma il valore che sostiene ogni percorso: visione, coraggio, responsabilità e capacità di creare opportunità anche per gli altri. È questa l’Italia contemporanea che vogliamo raccontare al mondo”, ha spiegato Marzuco.
La cerimonia è stata condotta dalla stessa ideatrice insieme a Giuseppe Iaciofano, partner dell’iniziativa, designer, fondatore e direttore creativo di POET-LAB, che ha inoltre progettato e realizzato l’abito indossato da Marzuco durante la serata.
Ma è soprattutto nel percorso personale di Kusturin che la sua partecipazione assume un significato coerente con il progetto: la sua storia racconta, infatti, cosa accade quando l’identità italiana viene portata all’estero non come formula promozionale, ma come materia quotidiana di lavoro, confronto e, a volte, negoziazione.
Kusturin ha iniziato il proprio percorso professionale a diciotto anni nell’attività di gioielleria della famiglia, sviluppando competenze commerciali e una particolare sensibilità per il valore degli oggetti da collezione e da investimento. Era un settore che, nei primi anni Duemila, stava attraversando una trasformazione profonda: i doni tradizionali in oro per comunioni, cresime e altre ricorrenze familiari venivano progressivamente sostituiti da scarpe sportive, console e telefoni cellulari, mentre anche i gusti del pubblico cambiavano, orientandosi verso l’argento e l’oro bianco.
L’incontro con Nadia Iacovelli, esperta di vino e in seguito sua socia, gli ha aperto una prospettiva professionale diversa. “Tutto quello che so oggi lo devo a lei”, afferma Kusturin, riconoscendole un ruolo determinante nella propria formazione. Le prime esperienze nel settore hanno riguardato il commercio dello champagne e la fornitura di locali italiani di fascia alta; dal 2005 il suo interesse si è poi esteso ai grandi vini francesi e al collezionismo enologico, fino a condurlo verso Londra, dove il mercato dei fine wines presentava opportunità difficilmente comparabili con quelle disponibili in Italia.
“Londra è forte dal punto di vista commerciale; in Italia si sta meglio dal punto di vista delle relazioni, ma sul lavoro si fatica parecchio. Alla fine accetti questo compromesso”, osserva, descrivendo una condizione condivisa da molti professionisti italiani che hanno trovato all’estero lo spazio per sviluppare i propri progetti, senza però interrompere il legame con il Paese d’origine.
Con una definizione ironica, Kusturin parla di sé e di altri connazionali come di “imprenditori nostalgici”: persone che costruiscono altrove una parte importante della propria vita professionale, ma continuano a cercare occasioni per restituire esperienza e opportunità ai territori dai quali provengono. È anche in questa nostalgia operativa, trasformata in rete anziché in semplice rimpianto, che si può leggere il suo coinvolgimento nei FAIRNESS Magazine Awards.
Nel 2016 Kusturin ha fondato Satyrio, nel cuore di Londra, sviluppando un’attività che combina ristorazione, enoteca, importazione, distribuzione e commercio di vini da collezione. Nel corso degli anni il locale è diventato un punto d’incontro per professionisti, appassionati e collezionisti internazionali, ma anche una vetrina per centinaia di etichette italiane, con un’attenzione particolare alle piccole e medie aziende vitivinicole.
Nel 2021 Satyrio ha attirato l’attenzione del mercato internazionale per la vendita di una bottiglia di Musigny Grand Cru 2015 Domaine Leroy per 85.748 sterline, circa centomila euro, una delle transazioni più significative mai registrate per un vino così giovane. Dietro un episodio di grande visibilità, tuttavia, c’è un lavoro meno appariscente e più vicino allo spirito con cui Kusturin ha partecipato agli Awards: individuare produttori validi, comprenderne l’identità, tradurne il valore per interlocutori stranieri e accompagnarli in un mercato nel quale la qualità non è sufficiente se non viene comunicata, distribuita e protetta adeguatamente.
“Ho trovato produttori italiani, soprattutto romani, che fanno le cose come vanno fatte”, spiega. “Sono persone che fanno il prodotto, stanno in cantina, seguono direttamente il lavoro, ma se le metti davanti a un pubblico vanno in difficoltà. E forse sono proprio queste le realtà che vale la pena promuovere.
Secondo Kusturin, molte aziende italiane hanno costruito la propria reputazione sulla passione, sulla qualità artigianale e sul rapporto diretto con il territorio, ma non hanno sviluppato con la stessa efficacia le competenze commerciali e linguistiche necessarie per competere all’estero. Molti produttori, soprattutto delle generazioni precedenti, abituati a concentrarsi sul lavoro in cantina o nei campi, non conoscevano l’inglese e non disponevano di strutture dedicate all’esportazione: oggi, figli e nipoti stanno colmando in parte questa distanza, portando nelle imprese familiari una maggiore familiarità con i mercati internazionali e gli strumenti digitali.
I FAIRNESS Magazine Awards hanno inserito questa riflessione in un quadro più ampio, affrontando durante la serata temi quali la tutela del territorio, la reputazione digitale, la manifattura, la sostenibilità, l’accessibilità e il dialogo interculturale. I dodici riconoscimenti sono stati assegnati a Mariastella Giorlandino, all’ambasciatore Stefano Benazzo, a Maria Faretra, Samantha Del Vigna, all’ambasciatore Gaetano Cortese, Simona Petrozzi, Artur Nura, Vania Marinello, Sarah Spampinato, Francesca Dassori, Giuseppe Silvestri e Fausto Soldini: personalità provenienti da ambiti differenti, accomunate dal rapporto con le proprie radici, dalla qualità del percorso professionale e dalla capacità di produrre un impatto anche al di fuori del contesto italiano.
Sul palco sono intervenuti inoltre Nazareno Neri, Giusy Masiello, Gregorio Desario, Lorena Rutigliano, Rita Bernardini, Simona Anedda e Bartolomeo Bove, ampliando il confronto alla salute, ai diritti, allo sport, alla cooperazione e ai processi d’internazionalizzazione.
Anche lo svolgimento della serata ha cercato di unire la dimensione istituzionale e quella conviviale: la cerimonia di premiazione si è tenuta fra le 19 e le 21 nella Sala della Protomoteca, per poi proseguire sulla terrazza con un soft dinner e un momento di incontro fra premiati, ospiti, aziende e rappresentanti istituzionali.
La proposta gastronomica ha compreso prodotti legati al Lazio, fra i quali la porchetta di Ariccia e le fragoline di Nemi, insieme alla cucina di JappoRomano.
L’iniziativa ha ricevuto riconoscimenti istituzionali dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, da ITA – Italian Trade Agency, dal Consiglio regionale del Lazio, da Unioncamere, Confcommercio Terziario Donna, Comites London, UK Confederation e dalla Italian Chamber of Commerce in the UK. Un ringraziamento istituzionale è stato rivolto al consigliere Fabrizio Santori, mentre la rete di partner e sostenitori ha compreso POET-LAB, London One Radio, De Sanctis, Satyrio, Cioccolato Puro, Frida Ventitré, JappoRomano, Leoni Isabella, Ideal Show Event, Villa de Varda, Club Italico – Moderno Opificio del Sigaro Italiano, Beacon, Azienda Agricola Francesco Maggi, Dado Studio e Unika Solution, oltre ad Acqua San Bernardo e Tenuta Monte Due Torri.
Se, da un lato, la serata del 16 luglio ha riunito personalità, imprese e professionisti che, con strumenti differenti, contribuiscono alla reputazione internazionale del Paese, dall’altro lato per Kusturin, invece, questa occasione ha rappresentato anche un ritorno a Roma e la possibilità di usare quanto costruito a Londra per sostenere produttori, progetti e persone italiane: il passaggio concreto attraverso cui la nostalgia di un imprenditore all’estero diventa motore di una rete di relazioni, opportunità e storie di valore condiviso.