CEUTA – Numeri molto diversi rispetto a quanto si era previsto e a quanto era successo a fine luglio a Ceuta.

Nella giornata di sabato sarebbero state solo alcune centinaia di persone a cercare di attraversare il confine che divide il Marocco dall’exclave spagnola, senza causare alcun particolare problema alle forze di sicurezza schierate per impedire gli ingressi di massa.

Secondo fonti della sicurezza citate dal quotidiano marocchino Hespress, sarebbero state fermate 294 persone: 248 migranti provenienti dall’Africa subsahariana e 46 cittadini marocchini. Altre 61 sarebbero state arrestate con l’accusa di aver promosso o incitato la migrazione irregolare attraverso i social media.

Le forze di sicurezza marocchine hanno dispiegato un imponente dispositivo nell’area di confine, intervenendo contro gruppi di migranti radunati sulle colline alle spalle di Fnideq.

Alcuni hanno tentato di superare il cordone predisposto dagli agenti, provocando momenti di forte tensione. La polizia ha utilizzato anche gas lacrimogeni e cariche per disperdere i gruppi. Non sono stati segnalati feriti, mentre diverse persone sono state fermate e allontanate.

La situazione è rimasta tesa per diverse ore, ma le autorità marocchine assicurano di aver mantenuto il controllo. Una risposta particolarmente decisa, adottata anche per dissuadere futuri tentativi e nuove mobilitazioni organizzate attraverso i social.
Sul versante spagnolo, Ceuta vive in una calma soltanto apparente.

Le autorità non intendono ridurre il dispositivo di sicurezza predisposto nell’exclave, dove sono schierati 880 agenti della Polizia nazionale, 714 uomini della Guardia Civil e un’unità di 45 agenti antisommossa, che si aggiunge alle forze già mobilitate durante la precedente emergenza. Restano inoltre operativi circa 2.000 militari dell’esercito.

Dall’altra parte della frontiera, il Marocco avrebbe dispiegato complessivamente circa 5.000 agenti.

Particolare attenzione viene riservata anche alla gestione delle persone già presenti a Ceuta, dove sono arrivati venti specialisti della Brigada Central de Extranjería y Fronteras per esaminare le eventuali richieste di protezione internazionale.

La questione non riguarda infatti soltanto il controllo della frontiera, ma anche la gestione amministrativa e umanitaria di quanti sono riusciti a entrare nel territorio spagnolo.

La cooperazione tra Madrid e Rabat sul terreno sembra dunque funzionare, almeno per quanto concerne il contenimento dei nuovi arrivi. Ma un episodio avvenuto a Fnideq rischia di alimentare nuove tensioni tra i due Paesi.

Le autorità marocchine avrebbero infatti espulso senza spiegazioni i giornalisti spagnoli dell’agenzia Efe e dell’emittente pubblica Tve arrivati nella città per seguire gli sviluppi della crisi.

Secondo quanto riferito, ai reporter sarebbe stato intimato di lasciare immediatamente gli alberghi e il Paese, con la minaccia della confisca degli accrediti e delle attrezzature.

Della questione migranti si continua a parlare anche in Italia, dove il rapporto di Ferragosto del ministero dell’Interno ha evidenziato un netto calo degli sbarchi nei primi sei mesi del 2026. Gli arrivi via mare sono passati dai 30.060 dello stesso periodo del 2025 a circa 14.400, risultando quindi più che dimezzati.

Parallelamente, sono aumentati i rimpatri delle persone senza diritto a rimanere nel Paese. Nella prima metà dello scorso anno erano stati 3.301, mentre nello stesso periodo del 2026 sono saliti a 4.432, con una crescita del 34%.

Le organizzazioni non governative sottolineano però l’assenza, nel bilancio del Viminale, del dato relativo alle vittime nel Mediterraneo: secondo le loro stime, i morti durante i tentativi di traversata sarebbero aumentati del 110%.

Il rapporto del ministero fotografa anche un miglioramento più generale degli indicatori di sicurezza. I reati denunciati in Italia sono diminuiti complessivamente del 10%, con una flessione di rapine, furti, truffe informatiche e violenze sessuali.

In calo anche i femminicidi: 34 nei primi sei mesi del 2026, contro i 50 dello stesso periodo dell’anno precedente.