MELBOURNE – Rayann El Houli, accusata di avere raggiunto la Siria controllata dallo Stato islamico e di essersi unita all’organizzazione terroristica, è stata ammessa alla libertà provvisoria.

La trentaquattrenne, madre di quattro figli, era stata incriminata a maggio per avere viaggiato in una zona di conflitto dichiarata e per presunta appartenenza all’ISIS. Oggi, il magistrato Brett Sonnet ha accolto la richiesta della difesa, ritenendo relativamente ridotto il pericolo di nuovi reati.

Tra gli elementi presi in considerazione figurano la distanza temporale delle condotte contestate, l’assenza di precedenti, la collaborazione con le autorità e la presenza di una rete stabile nella comunità. Il giudice ha inoltre richiamato il ruolo della donna come principale responsabile dei figli e le sue condizioni di salute, tra cui un disturbo post-traumatico da stress e una possibile sclerosi multipla.

El Houli aveva vissuto per otto mesi fuori dal carcere dopo il rientro in Australia, senza incidenti segnalati, prima di essere arrestata per i reati di terrorismo.

Secondo l’accusa, nel 2014 la donna avrebbe raggiunto la Siria con il marito e due figli per vivere sotto il controllo dello Stato islamico. I suoi primi due mariti, entrambi membri dell’organizzazione, sarebbero morti. Dopo il divorzio dal terzo, El Houli avrebbe avuto altri due figli nel Paese.

Nel 2019, dopo la sconfitta territoriale dell’ISIS, la donna e i bambini furono fermati dalle forze siriane e trasferiti nel campo di detenzione di Al-Hawl, nel nord-est della Siria. Vi rimasero per sei anni, fino a settembre, quando furono portati fuori clandestinamente e ricondotti in Australia.

Durante le udienze del 13 e 14 luglio, l’investigatore Paul Sherlock ha sostenuto che El Houli si fosse ripresa mentre mostrava materiale estremista ai figli e li incoraggiava a comportarsi come combattenti dell’ISIS.

In alcuni video inviati ai familiari in Australia sarebbero apparse armi presenti nell’abitazione in cui la donna viveva dopo il divorzio. Gli investigatori affermano inoltre che avrebbe tentato di convincere parenti e amici a raggiungere la Siria, descrivendo nei messaggi i vantaggi concessi agli stranieri dal regime jihadista.

Il procuratore Andrew Sprague si era opposto alla scarcerazione, indicando un rischio inaccettabile per la sicurezza pubblica. Ha inoltre sostenuto che la spiegazione fornita dalla donna a uno psicologo, secondo cui avrebbe soltanto interpretato un ruolo, fosse contraddetta dai filmati.

La difesa, rappresentata da Peter Morrissey, ha invece ribadito che El Houli ha rinnegato l’ISIS e la jihad violenta. L’avvocato ha descritto le condotte come risalenti al 2018 e attribuibili a una giovane donna ingenua, allora completamente assorbita dall’ideologia del gruppo.

La Corte ha sentito che El Houli non ha partecipato a programmi di deradicalizzazione dal ritorno in Australia. La difesa ha però sostenuto che la sua priorità attuale sia occuparsi dei figli e garantirne l’istruzione.