NEW YORK – Un giudice federale americano ha respinto il tentativo di Ghislaine Maxwell di annullare la condanna per traffico sessuale e ottenere la liberazione dal carcere, definendo “manifestamente prive di fondamento” le affermazioni secondo cui sarebbero emerse nuove prove capaci di scagionarla.

Maxwell aveva presentato lo scorso dicembre una habeas petition, una procedura con cui un detenuto può contestare la legittimità della propria detenzione dopo l’esaurimento dei normali ricorsi.

La donna, ex compagna e collaboratrice di lunga data di Jeffrey Epstein, chiedeva di cancellare la condanna e la pena a 20 anni sostenendo che durante il processo fossero state occultate informazioni favorevoli alla difesa e presentate testimonianze false, provocando a suo giudizio un “completo errore giudiziario”.

Il giudice Paul A. Engelmayer ha respinto l’impostazione quasi integralmente.

Secondo la decisione scritta, “tutte o quasi tutte” le argomentazioni avanzate da Maxwell sarebbero frivole e nessuno degli elementi presentati sarebbe tale da modificare l’esito del processo.

Engelmayer ha sottolineato che gran parte delle contestazioni non può più essere sollevata per ragioni procedurali e che le prove testimoniali e documentali presentate in aula avevano stabilito in maniera convincente la responsabilità dell’imputata.

Maxwell, socialite britannica, era stata arrestata nel 2020 e riconosciuta colpevole nel dicembre 2021 per il ruolo svolto nel reclutamento e nella gestione di giovani vittime destinate a Epstein.

Il finanziere era stato arrestato nel luglio 2019 con accuse di traffico sessuale e trovato morto il mese successivo nella sua cella di un carcere federale di New York. La morte era stata classificata come suicidio.

Una parte rilevante delle presunte “nuove prove” indicate da Maxwell proveniva dai documenti pubblicati negli ultimi mesi in applicazione dell’Epstein Files Transparency Act.

Il Dipartimento della Giustizia ha diffuso 18 categorie di materiale investigativo, tra cui mandati di perquisizione, documenti finanziari, appunti di colloqui con vittime e dati provenienti da dispositivi elettronici.

Secondo Engelmayer, questi elementi sono in gran parte irrilevanti rispetto alle accuse contestate a Maxwell.

Il giudice ha aggiunto che, quando invece sono pertinenti, non la scagionano ma tendono piuttosto a confermare il quadro probatorio emerso al processo.

È stata respinta anche la tesi secondo cui Maxwell sarebbe stata perseguita selettivamente e trasformata in un “capro espiatorio”, mentre altri presunti complici non sarebbero stati incriminati.

Engelmayer ha osservato che la difesa avrebbe potuto sollevare questa questione durante i precedenti ricorsi e ha comunque giudicato l’argomentazione priva di fondamento.

Maxwell resta quindi detenuta e continuerà a scontare la pena a 20 anni.