BUENOS AIRES – Un’ulteriore grave negligenza potrebbe frenare ancora una volta il processo per la morte di Diego Armando Maradona. Lo sapremo alla ripresa dek dibattimento giovedì 27 agosto, dopo una sospensione di una settimana imposta dai giudici per valutare il nuovo contesto,
La compagnia di assicurazione medica Swiss Medical, che aveva in carico l’ex calciatore, ha riconosciuto un clamoroso errore che rischia adesso di portare per la seconda volta all’annullamento del giudizio sulla morte di Diego Maradona. È quanto emerge da una nota inviata al tribunale dalla compagnia e trapelata alla stampa.
Nello scritto l’assicurazione ammette la “confusione” generatasi tra la cartella clinica del campione mondiale di Messico 1986 e quella del padre, “Don Diego” Maradona, spiegando che l’equivoco è nato dall’aggiunta per errore del nome Armando anche in ques'ultima.
Un errore, secondo la compagnia, favorito dal fatto che fino al 2015 il sistema di gestione digitale delle cartelle cliniche dell’ospedale non era ancora integrato con quello degli esami di laboratorio.
Questa svista o grave leggerezza ha fatto sì che i periti della parte accusatrice avevano analizzato per errore esami medici che in realtà appartenevano aal padre del campione argentino, morto il 25 giugno 2015 all’età di 87 anni.
Il dato è emerso durante una nuova udienza del processo che si svolge presso il tribunale penale numero 7 di San Isidro, nella periferia nord di Buenos Aires, contro sette imputati per la morte del campione del mondo, avvenuta il 25 novembre 2020, quando aveva 60 anni.
Quanto accaduto mette a rischio la validità del procedimento, il secondo celebrato sulle circostanze che hanno circondato la morte di Maradona, dopo che il primo, svoltosi l’anno scorso, era stato annullato in seguito alla scoperta che la giudice incaricata del processo, Julieta Makintach, aveva autorizzato le riprese delle udienze per la realizzazione di un documentario.
In seguito allo scambio di documenti si è saputo dell’invalidità di una perizia che comprendeva l’analisi della cartella clinica e degli esami di Diego Maradona e secondo la quale la sua morte avrebbe potuto essere evitata se i responsabili della sua salute non avessero ignorato alcuni “segnali d’allarme”.
L’autopsia ha rivelato che il campione è morto a causa di un’insufficienza cardiaca e di un edema polmonare acuto, pochi giorni dopo essere stato sottoposto a una delicata operazione per la rimozione di un ematoma subdurale e mentre si trovava in ricovero domiciliare in una residenza della periferia nord di Buenos Aires.
Uno degli avvocati presenti all’udienza ha rilevato che uno degli esami sui quali stava deponendo uno dei periti della parte accusatrice apparteneva al padre del campione, che come il figlio era stato ricoverato nella clinica Swiss Medical nel 2015 a causa di complicazioni delle sue condizioni di salute.
“Non credo che sia stata imperizia, ma qualcosa di intenzionale”, ha affermato Mario Baudry, avvocato che rappresenta Diego Fernando, uno dei figli di Maradona, e compagno dell’ex partner del campione del mondo, Verónica Ojeda. Nonostante ciò, ha ritenuto che, pur rappresentando “uno scandalo”, l’errore non modificherebbe le conclusioni.
“Per me non è stato intenzionale, ma credo che alla commissione di esperti sia stata attribuita un’autorevolezza che non aveva”, gli ha apparentemente risposto Francisco Oneto, avvocato difensore di Leopoldo Luque, il neurochirurgo che operò Maradona e uno dei sette imputati nel procedimento.
Oneto ha comunque concordato nel definire “uno scandalo” quanto accaduto, sottolineando che “è impensabile che un gruppo di sedicenti esperti non abbia fatto qualcosa di così elementare come verificare che gli esami corrispondessero alla persona che stavano studiando”.
Quel che è certo è che gli avvocati difensori degli imputati sfrutteranno con ogni probabilità la situazione per contestare le conclusioni raggiunte dalla commissione medica, come ha fatto Diego Olmedo, rappresentante dello psicologo Carlos Díaz, uno degli imputati, anche se ha considerato: “Non credo che il processo salti per questo motivo”.
Oltre a Luque e Díaz, sul banco degli imputati ci sono la psichiatra Agustina Cosachov, la coordinatrice della società di medicina privata Nancy Forlini, il medico Pedro Di Spagna, l’infermiere Ricardo Almirón e il responsabile degli infermieri Mariano Perroni. In caso di condanna, le pene potrebbero oscillare tra gli otto e i 25 anni di carcere
Il tribunale dovrà valutare l’impatto sul processo del nuovo colpo di scena e se si sia trattato di un semplice errore amministrativo o se sussistano altre responsabilità. Alcuni avvocati della difesa hanno già preannunciato la possibilità di presentare istanze di archiviazione basate sull’errore riconosciuto da Swiss Medical.