BUENOS AIRES - Prima di aver conquistato il pubblico del Teatro Colón con le infinite possibilità espressive della viola, il viaggio del musicista barese Marco Misciagna è iniziato nel Nord-Est dell’Argentina con una serie di incontri mirati alla formazione di giovani violinisti. 

Alla base del progetto c’è un rapporto costruito nel tempo con César Pradier e la Fundación Pradier Redes Culturales, impegnata anche in attività di volontariato e sostegno a bambini e ragazzi in difficoltà.  

“Ne parlavamo da anni”, racconta Misciagna. “Il desiderio di partecipare c’era, ma mancavano le risorse necessarie per affrontare il viaggio e il soggiorno. Solo in seguito, grazie al coinvolgimento di sponsor e istituzioni, tra cui l’Istituto Italiano di Cultura e l’Ambasciata, il progetto è finalmente riuscito a concretizzarsi”. 

Una delle tappe più significative è stata quella della Biennale Internazionale d’Arte del Chaco, dove Misciagna ha partecipato a un concerto insieme ai giovani musicisti del festival e a una masterclass. Un’esperienza che gli ha permesso di confrontarsi direttamente con studenti già impegnati in un percorso di formazione musicale avanzato. 

“Abbiamo fatto la Quarta sinfonia di Čajkovskij, un pezzo che non è affatto semplice”, osserva il musicista, sottolineando il livello dei partecipanti. Al termine dell’esperienza ha eseguito anche la Sonata per la Gran Viola di Niccolò Paganini, un’opera particolarmente impegnativa e strettamente legata alla storia stessa dello strumento. 

Come spiega Misciagna, la “Gran Viola” per la quale Paganini aveva concepito il brano era infatti uno strumento a cinque corde, con le quattro del violino e una corda supplementare appartenente al registro della viola. Oggi non viene più utilizzata e Misciagna affronta la partitura sulla normale viola a quattro corde, con una conseguente ulteriore complessità nelle posizioni più acute. 

Ma la sfida, spiega, non è soltanto tecnica. “Questo brano è opera lirica. Paganini, in quanto sposato con una cantante, aveva costruito una scrittura fortemente legata al linguaggio vocale italiano. In questo caso, però, non è una soprano a fare il solo dell'area, ma la viola”. 

Dopo la Biennale, il musicista ha portato il suo repertorio a Corrientes, esibendosi nello storico e bellissimo Teatro Vera, che ha stupito Misciagna con il suo splendore e acustica “Un teatro stupendo, veramente meraviglioso”, ha sottolineato il musicista. 

Il Teatro Vera della città di Corrientes. 

Qui il programma ha assunto un carattere ancora più personale, alternando Bach, Biber, pagine di ispirazione argentina e alcune delle sue elaborazioni e composizioni. 

Ad aprire il concerto, come spesso accade nelle sue esibizioni, è stata la Passacaglia di Biber, un brano che Misciagna considera particolarmente straordinario per la capacità di costruire, attraverso poche note, un universo di variazioni, voci e possibilità interpretative. 

Tra i momenti più originali della serata anche la Morricone Film Suite per viola sola, composta dallo stesso Misciagna in omaggio al grande compositore italiano. La suite è formata da otto movimenti e rielabora celebri temi delle colonne sonore di Ennio Morricone, riconoscibili dal pubblico ma “rivisti e riarrangiati per viola sola”, spiega. 

A Corrientes, però, Misciagna ha voluto spingersi ancora oltre, cercando un contatto diretto con la cultura musicale argentina. Prima del concerto ha studiato e riarrangiato l’Inno nazionale argentino per viola, confrontandosi con una composizione molto diversa dall’inno italiano per struttura e carattere. 

“Non è una marcia, è praticamente un’ouverture!”, osserva il violista. Una composizione ampia, melodica e complessa, che durante l’esecuzione ha coinvolto anche il pubblico, alzatosi in piedi per cantare. 

Dopo aver ricevuto la massima onorificenza locale, il riconoscimento San Martín Libertador, Misciagna ha poi regalato al pubblico alcuni bis, tra cui una versione riarrangiata del celebre chamamé (genere musicale tradidionale argentino) Kilómetro 11

Non è mancato neppure un omaggio alla passione argentina per il calcio, dato che in quei giorni si giocavano le partite del Mondiale. il tema Muchachos, diventato uno degli inni non ufficiali della nazionale argentina, ha chiuso idealmente un percorso musicale capace di passare da Paganini alla tradizione del Litorale, dalla musica colta italiana alle canzoni dell’immaginario collettivo argentino. 

Uesta esperienza con Fundación Pradier potrebbe rappresentare solo l’inizio di un progetto più ampio. Misciagna, che insegna anche alla Bilkent University di Ankara, è da tempo impegnato nel lavoro con giovani musicisti e nella formazione di ensemble. 

Tra le idee emerse durante la tournée c’è anche quella di creare in Argentina una piccola orchestra d’archi, formata da dodici o tredici giovani musicisti, da preparare e portare successivamente in una tournée locale. Un modello che permetterebbe agli studenti non solo di perfezionarsi musicalmente, ma anche di confrontarsi con l’esperienza concreta dei palcoscenici e dei viaggi.