PERTH – Il governo ha rinviato ulteriormente la revisione della politica migratoria, avendo il primo ministro confermato che il tema non sarà all’ordine del giorno della riunione del Consiglio intergovernativo di oggi nella capitale del Western Australia.
Il Partito laburista avrebbe dovuto presentare le modifiche all’inizio di agosto in occasione di un intervento del ministro dell’Interno Tony Burke al National Press Club, ma il discorso era stato cancellato all’ultimo momento dopo che il gabinetto dei ministri non aveva raggiunto un’intesa sulla nuova impostazione.
Anthony Albanese ha ora ammesso che servirà ancora tempo prima che il piano venga finalizzato.
“Abbiamo una serie di misure già in campo. C’è altro lavoro da fare e faremo gli annunci al momento opportuno”, ha dichiarato ospite di ABC Radio.
Il primo ministro ha aggiunto che il governo vuole “fare le cose per bene” e che la politica migratoria resta una priorità.
Il Partito laburista prevede un eventuale calo progressivo dell’immigrazione a 225mila persone l’anno, ma il tema è diventato sempre più delicato dopo la crescita di One Nation nei sondaggi.
Il dibattito si è intensificato quando il deputato David Farley ha sostenuto che al tetto di 130mila indicato dal partito si sarebbero aggiunti circa 100mila lavoratori appartenenti a categorie necessarie per settori come agricoltura e assistenza agli anziani.
Pauline Hanson è intervenuta per correggere questa interpretazione, ribadendo che l’obiettivo ufficiale resta una cifra totale di immigrazione netta di 130mila persone.
Albanese ha sfruttato l’episodio per accusare One Nation di incoerenza.
Secondo il primo ministro, lo stesso partito avrebbe implicitamente riconosciuto la necessità di continuare a far entrare lavoratori essenziali per settori che soffrono carenze di personale.
“Una delle cose che la comunità imprenditoriale mi ha detto qui a Perth è l’importanza dell’immigrazione qualificata nelle costruzioni”, ha aggiunto.
Anche il deputato Laburista Dan Repacholi ha riconosciuto che le preoccupazioni espresse da Farley sulle aree regionali sono fondate.
Secondo Repacholi, il Paese deve trovare un equilibrio che consenta di ridurre i flussi senza privare agricoltura, miniere e altri settori della manodopera indispensabile.
Un sondaggio Utting Research condotto su mille sostenitori di One Nation mostra intanto quanto il tema pesi sul consenso.
Il 91 per cento degli intervistati ritiene che l’Australia stia andando nella direzione sbagliata e, tra questi, il 39 per cento indica l’immigrazione come causa principale. Il costo della vita segue al 35 per cento, politici e governo al 32 e l’economia al 26.
La Coalizione non ha ancora fissato un obiettivo definitivo.
Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha però indicato che la cifra dovrebbe scendere sotto 200mila persone l’anno ed essere collegata al numero di abitazioni completate.
“Deve essere un livello che il Paese sia in grado di gestire”, ha dichiarato, sostenendo che il principale errore degli ultimi anni sia stato permettere all’immigrazione di superare la capacità del sistema abitativo.