BUENOS AIRES – Il segretario nazionale per la Disabilità, Alejandro Vilches, si è dimesso dall’incarico, nella bufera creata da conflitti e tensioni interne al governo di Javier Milei, per i tagli ai fondi destinati al settore dell’assistenza, previsti dal progetto Legge di Bilancio 2027.

L’Esecutivo ha attribuito ufficialmente la decisione a “motivi strettamente personali”, mentre il ministro della Salute, Mario Lugones (da cui dipende la segreteria) sta già lavorando alla nomina del successore.

Vilches ha formalizzato le dimissioni con una lettera indirizzata allo stesso Lugones, del quale era stato consigliere prima di assumere la guida dell’area. Secondo fonti della Casa Rosada, citate dal quotidiano Clarín, ci sarebbe già un candidato per sostituirlo, la cui nomina dovrebbe essere definita a breve.

L’ormai ex funzionario era arrivato alla segreteria nell’agosto dello scorso anno, dopo l’allontanamento di Diego Spagnuolo, in seguito alla diffusione di audio relativi a una presunta rete di tangenti tra fornitori di servizi e funzionari. Il cosiddetto “caso Andis”, acronimo di Agencia nacional de discapacidad, aveva provocato forti ripercussioni all’interno del governo e alimentato le tensioni e recriminazioni tra diverse aree della maggioranza.

Le dimissioni di Vilches arrivano ora in un momento particolarmente delicato per le politiche sulla disabilità. La legge Finanziaria 2027 inviata al Congresso prevede infatti una serie di modifiche che hanno provocato contestazioni anche all’interno di La Libertad Avanza.

Tra queste, figura il ritorno a un sistema di pensione di invalidità equivalente al 70% della pensione minima, a sua volta pari a poco meno di 500mila pesos (l’affitto di un bilocale in una quartiere di classe medio-bass di Buenos Aires ne costa circa 300mila), oltretutto con incompatibilità con un lavoro in bianco, indipendentemente dal salario.

La legge attuale prevede espressamente la compatibilità con un lavoro formale, quando il reddito non supera due salari minimi: sopra quella soglia la pensione viene sospesa e può essere riattivata quando vengono meno le condizioni che ne hanno determinato la sospensione.

Il cambiamento si tradurrebbe in un aumento dell’informalità, disincentivando la ricerca di un’occupazione in bianco (anche part time) che, da una parte, permetterebbe di arrotondare il reddito, altrimenti insufficiente. E dall’altra, costituirebbe anche una forma di integrazione sociale, e non solo economica, per la persona disabile.

Andare al lavoro, avere rapporti con colleghi o con il pubblico, guadagnare uno stipendio, mettere in pratica abilità acquisite con lo studio e la formazione, sono parte di quella che viene definita salute sociale e relazionale e incidono sulla qualità della vita.

Il messaggio del governo sembra chiaro: il ritorno a un’epoca in cui dovevano essere le famiglie o gli enti di carità a occuparsi delle persone disabili, anziché riconoscere loro il diritto a un reddito personale dignitoso e indipendente dalle elargizioni altrui.

Un altro punto controverso riguarda il sistema tariffario delle prestazioni. Secondo il progetto, i valori non sarebbero più universali: mutue e assicurazioni sanitarie private potrebbero stabilire gli importi da corrispondere ai fornitori delle prestazioni, creando disparità di trattamento, presumibilmente al ribasso.

Il progetto di legge prevede inoltre di eliminare la garanzia di accesso a un programma di assistenza medica e copertura sanitaria per le persone titolari di una pensione non contributiva per disabilità.

Consapevole delle critiche e dei possibili contraccolpi negativi delle misure previste dal progetto di legge, alla Camera dei Deputati la maggioranza sta discutendo una nuova iniziativa che dovrebbe sostituire parte delle modifiche inserite nel Bilancio, pur introducendo ulteriori criteri e sbarramenti per l’accesso alle pensioni.

La questione ha aperto anche uno scontro politico all’interno della maggioranza. La senatrice Patricia Bullrich ha affermato di non essere stata informata preventivamente delle modifiche inserite nella Finanziaria, nonostante sia parte del comitato di coordinamento del governo.

“Sono rimasta sorpresa perché, malgrado la mia partecipazione al comitato, la questione non è emersa”, ha dichiarato, criticando il modo in cui sono stati introdotti i cambiamenti.

Nei giorni successivi il confronto si è esteso anche al capo di Gabinetto Diego Santilli, dopo che quest’ultimo aveva sostenuto che Bullrich non fosse presente nel momento in cui si era discusso il Bilancio. La senatrice ha respinto pubblicamente questa ricostruzione.

In questo clima è arrivata l’uscita di Vilches. Dalla Casa Rosada insistono sul carattere personale delle dimissioni, ma la coincidenza temporale con il confronto sui fondi e sulle prestazioni per la disabilità aggiunge un nuovo elemento a una discussione che si è ormai trasferita anche in Parlamento.