NEW YORK - La crisi in Medio Oriente si aggrava su più fronti e travolge le rotte energetiche globali. A margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, i ministri degli Esteri del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) hanno diffuso una dura nota congiunta per esortare i ribelli Houthi a “cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi” contro il trasporto marittimo e a “tornare al processo politico in buona fede”.
I diplomatici del G7 hanno espresso forte preoccupazione per la stabilità economica mondiale, evidenziando che le azioni degli insorti yemeniti “delineano una pericolosa traiettoria di escalation che rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto, di compromettere il commercio internazionale e di generare instabilità economica su scala globale”. Condannando “l’inaccettabile prosecuzione degli attacchi” contro l’Arabia Saudita e la navigazione civile, i ministri hanno ribadito “la necessità assoluta di garantire una sicurezza marittima permanente, nonché i diritti e le libertà di navigazione in tutto il mondo”.
Il comunicato esorta inoltre l’Iran a “porre fine all’armamento e al sostegno agli Houthi”, evidenziando come la condotta di Teheran violi le precedenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Con il dichiarato obiettivo di prevenire perturbazioni durature alle catene di approvvigionamento di energia, fertilizzanti e prodotti alimentari, il G7 ha infine riaffermato l’impegno per il quadro istituzionale dello Yemen: “Continueremo in futuro a sostenere il governo legittimo dello Yemen e ribadiamo il nostro forte impegno a favore dell’unità, della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale dello Yemen”.
In parallelo, la Francia sta lavorando a una nuova bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per sbloccare lo Stretto. Come riferito ai giornalisti da una fonte diplomatica, “la Francia intende collaborare con gli Stati Uniti e i propri partner a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che garantisca la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. La mossa giunge dopo che lo scorso aprile Russia e Cina avevano posto il veto su un analogo testo promosso dal Bahrein con il sostegno dei Paesi del Golfo e degli Stati Uniti.
Parigi ha inoltre fatto sapere di essere pronta a contribuire alla “messa in sicurezza” delle infrastrutture energetiche saudite finite nel mirino dei ribelli, adottando un “approccio strettamente difensivo”.
Il quadro dello Yemen (Paese trascinato a luglio nel conflitto regionale scatenato dall’offensiva statunitense-israeliana contro l’Iran di fine febbraio) è precipitato all’inizio di settembre con la vasta offensiva degli Houthi, culminata con la conquista dell’intero litorale sul Mar Rosso e dello stretto di Bab el-Mandeb.
Il controllo di questo snodo, fondamentale per il passaggio dal Mar Rosso al Canale di Suez, sta penalizzando le esportazioni dell’Arabia Saudita. Per Riad, primo esportatore mondiale di greggio, la rotta è diventata vitale da quando l’Iran ha bloccato lo Stretto di Hormuz sul versante opposto della penisola arabica.
Sul campo di battaglia, i combattimenti tra le forze governative filo-saudite e gli insorti sciiti si sono intensificati drasticamente. Fonti militari di entrambi gli schieramenti hanno riferito all’Afp un bilancio di 154 morti negli ultimi due giorni. Nello specifico, fonti degli Houthi hanno imputato ad attacchi sauditi, scontri e colpi di artiglieria nei governatorati di Taiz, Al-Jawf, Marib e Saada la morte di 118 persone, mentre parte governativa ha confermato 36 vittime tra le proprie fila.
In vista del suo primo incontro formale con il presidente statunitense Donald Trump, il primo ministro britannico Andy Burnham ha annunciato che il Regno Unito fornirà sostegno aereo difensivo all’Arabia Saudita per proteggerne i siti energetici.
In base a quanto ricostruito dal Guardian, Londra ha risposto favorevolmente alle sollecitazioni di Riad impiegando un aereo Voyager della Royal Air Force per il rifornimento in volo dei jet sauditi. L’operazione durerà inizialmente alcune settimane, con possibilità di proroga, andandosi ad aggiungere al sistema di difesa aerea Sky Sabre già schierato nel Paese.
“Abbiamo ricevuto una richiesta di sostegno militare dall’Arabia Saudita e ho accettato la petizione di rifornimento difensivo aria-aria”, ha dichiarato Burnham ai cronisti durante il viaggio verso New York, rimarcando come la difesa dei canali di approvvigionamento del Golfo risulti essenziale per garantire la stabilità economica dello stesso Regno Unito.