ROMA – L’Italia dovrà attendere il 2027 per uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo. A rendere di fatto impraticabile l’uscita anticipata già nel 2026 è il dato definitivo diffuso oggi dall’Istat, che conferma per il 2025 un indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari al 3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al 3,4% registrato nel 2024 ma ancora superiore alla soglia del 3% richiesta dalle regole europee.
Il saldo primario, cioè il risultato dei conti pubblici al netto della spesa per interessi, è invece risultato positivo e pari allo 0,8% del Pil, contro lo 0,5% dell’anno precedente. Il dato definitivo dell’Istat incorpora anche una revisione al rialzo dell’indebitamento netto di 355 milioni di euro rispetto alla precedente stima. Nel 2025, infatti, le entrate sono state riviste al rialzo per 1,991 miliardi di euro, mentre le uscite sono aumentate di 2,346 miliardi.
Sul fronte delle entrate, le principali revisioni hanno riguardato la produzione vendibile e per uso proprio, le altre entrate correnti e quelle in conto capitale, mentre sono state riviste al ribasso le imposte, in particolare quelle indirette sull’energia, e i contributi sociali. Per le uscite, la revisione ha interessato soprattutto la componente in conto capitale, aumentata di 2,488 miliardi principalmente per effetto degli investimenti. Il dato sul deficit ha quindi ridimensionato l’ipotesi di un’uscita dell’Italia dalla procedura già quest’anno.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha espresso “non senza rammarico” la presa d’atto dei numeri diffusi dall’Istat, sottolineando che l’Italia “non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato”. Secondo il ministro, in linea con quanto già indicato nel Documento di finanza pubblica, l’obiettivo potrà essere raggiunto nel 2027.