NEW YORK - L’Unione Europea lavora al rinnovo e all’inasprimento del proprio pacchetto sanzionatorio contro la Russia, pur scontrandosi con marcate divisioni interne sul depennamento di alcuni oligarchi dalla lista nera.
In occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, i ministri degli Esteri dell’Ue si sono riuniti in via informale per fare il punto sulle misure punitive contro Mosca. “Le sanzioni costituiscono un pilastro fondamentale della nostra risposta alla guerra scatenata dalla Russia. Si tratta del nostro più vasto regime sanzionatorio, che comprende oltre 3mila voci, e le discussioni sono in corso. Puntiamo a concluderle a breve e auspichiamo un rapido rinnovo delle misure”, ha dichiarato l’Alta Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas nel corso di una conferenza stampa notturna.
L’Alta Rappresentante ha richiamato l’attenzione sulla recrudescenza delle minacce nel continente: “L’Europa sta affrontando una rapida proliferazione di atti di sabotaggio e violazioni dello spazio aereo. Mosca cerca di intimidire l’Europa affinché riduca il proprio sostegno all’Ucraina. Poiché la Russia è disposta ad assumersi rischi maggiori, dobbiamo imporre costi più elevati. Ci sono molti modi per farlo; innanzitutto, azioni più incisive contro la ‘flotta ombra’ russa e misure più severe rivolte al suo complesso militare-industriale”. Kallas ha quindi rimarcato la fragilità strutturale dell’avversario: “L’economia russa rappresenta uno dei punti deboli del Paese; dobbiamo quindi accrescere la pressione su di essa affinché la Russia ponga fine a questa guerra”.
Nonostante i solleciti dei vertici comunitari, l’accordo tra i 27 Paesi membri per il rinnovo delle sanzioni individuali contro persone, enti e aziende che sostengono lo sforzo bellico russo rimane sospeso. Il Comitato dei Rappresentanti Permanenti (Coreper) si è riunito a Bruxelles per sbloccare l’intesa, estendendo la procedura scritta (inizialmente prevista in chiusura nella giornata di ieri) fino al pomeriggio di oggi, con la possibilità di una nuova convocazione straordinaria del comitato.Le sanzioni sono state prorogate in via provvisoria fino alla mezzanotte odierna per evitare il decadimento dell’intero elenco.
I negoziati avevano inizialmente portato a un’ipotesi di intesa che prevedeva l’estensione della validità delle misure a tre anni (rispetto al rinnovo annuale standard) a fronte del depennamento di due importanti oligarchi: Alisher Usmanov e Michail Fridman. Tuttavia, la proposta è sfociata in un nulla di fatto causa le forti divergenze emerse tra le capitali.
Sul piano delle diplomazie nazionali, il depennamento di Usmanov trova il sostegno di Slovacchia e Francia (con Parigi che invoca motivi di sicurezza nazionale per facilitare la liberazione di propri cittadini detenuti in Azerbaigian), mentre lo stralcio di Fridman è appoggiato dal Lussemburgo, contro il quale l’oligarca ha intentato una causa da circa 16 miliardi di dollari.
A far saltare il compromesso è stato il netto rifiuto della Lettonia. Il primo ministro lettone, Andris Kulbergs, ha annunciato via social che il proprio Paese non ha avallato la bozza formulata dalla presidenza irlandese di turno. “La situazione non è semplice. La proroga delle sanzioni richiede il consenso di tutti i 27 Stati membri dell’Ue. Se non si raggiungerà un accordo entro la scadenza, sarà a rischio il mantenimento delle sanzioni per l’intero elenco, non solo per Alisher Usmanov e Mikhail Fridman”, ha avvertito Kulbergs.
“Prorogare le sanzioni di 36 mesi sarebbe la mossa giusta. Tuttavia, il prezzo da pagare non può consistere semplicemente nella cancellazione di entrambi i soggetti dall’elenco delle sanzioni. La Lettonia non può accettare una proposta del genere”. Il capo del governo di Riga ha convocato una riunione d’emergenza del Consiglio dei Ministri per coordinare la linea d’azione con la ministra degli Esteri Baiba Braze, puntando a trattare direttamente con Bruxelles e Parigi: “Finché la Russia continuerà la guerra, la pressione dell’Europa dovrà farsi più forte, non più accomodante per il Cremlino”.
Sulla stessa linea, la ministra Baiba Braze ha confermato che “la posizione del governo lettone è rimasta ferma. Le sanzioni dell’Ue contro la Russia devono essere rafforzate, non indebolite. Pertanto, la Lettonia non può accogliere la proposta ampiamente avanzata. Per quanto riguarda le posizioni degli altri Paesi, occorre interpellare i Paesi stessi”.