MOSCA - Un’affluenza reale crollata, voti “gonfiati” a dismisura e anomalie statistiche a favore del Cremlino.

L’analisi dei dati reali delle consultazioni elettorali in Russia (sia per la Duma di Stato sia per le recenti presidenziali) delinea un quadro profondamente differente rispetto alle verità ufficiali offerte da Mosca, mettendo in luce irregolarità e brogli di proporzioni inedite. 

Per quanto riguarda le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, le analisi statistiche effettuate con il metodo elaborato dal fisico Sergei Shpilkin rivelano che Russia Unita, il partito del presidente Vladimir Putin, avrebbe ottenuto soltanto il 34% dei consensi, e non il 57,8% assegnato dalla Commissione elettorale centrale.

Il sistema Shpilkin, la cui applicazione da parte dei giornalisti di Novaya Gazeta Europe è stata validata da due diversi esperti, definisce il quadro con maggiore probabilità, partendo dalla distribuzione dei voti e dall’affluenza nei singoli seggi. 

Inoltre, durante lo scrutinio è emerso l’episodio di un partito “miracoloso”: nel giro di un’unica ora, sul sito della Commissione elettorale centrale sono comparsi decine di migliaia di suffragi per Russia Giusta, forza dell’opposizione di sistema che sembrava non aver superato la soglia di sbarramento del 5%.

L’analista Stanislav Andreychuk, intervenendo a Carnegie Politika dalla Lituania, ha denunciato che il partito ha così acquisito seggi anche con il voto di lista. Un secondo esperto di analisi del voto, rimasto anonimo, ha confermato la comparsa di 67.330 voti per Russia Giusta tra le 13:29 e le 14:29 (ora di Mosca). 

Sul fronte della partecipazione, le analisi indipendenti del matematico Boris Ovchinnikov e dell’esperto Roman Udot, citati da Dozhd Tv, stimano l’affluenza reale alle urne al 40%, ben lontana dal 59% ufficiale. “Significa che le risorse amministrative sono state schiacciate ai limiti. Sappiamo che il massimo che possono immettere è il 20 per cento”, ha spiegato Udot. 

Uno schema analogo si è ripetuto con dimensioni record durante le consultazioni presidenziali. Secondo i dati ufficiali della Commissione elettorale centrale, la partecipazione si sarebbe attestata a un livello record di 74,5 milioni di russi (oltre il 73% degli aventi diritto), con l’87% di preferenze a favore della riconferma del capo del Cremlino per un totale di 64,7 milioni di voti. 

Tuttavia, l’analisi condotta da Novaya Gazeta Europe sempre sulla base del metodo Shpilkin suggerisce che circa la metà di quei voti (pari a circa 31,6 milioni di suffragi) sia in realtà frutto di una frode.

Confrontando l’affluenza nei singoli seggi con i risultati emersi, salta all’occhio un’evidente incongruenza: dove la partecipazione risulta più alta, il vantaggio di Putin sugli sfidanti non si distribuisce in modo proporzionale ma schizza alle stelle. Il giornale indipendente stima che le preferenze siano state gonfiate riempiendo schede bianche e falsificando i verbali, precisando che “ci sono state così tante falsificazioni che è quasi impossibile individuare con metodi statistici l’area dei voti reali”. 

Se si esclude il vicepremier italiano Matteo Salvini, la quasi totalità degli osservatori concorda nel ritenere il voto manipolato. Un giudizio condiviso anche da Ilya Politkovsky, figlio di Anna Politkovskaja, la giornalista di Novaya Gazeta uccisa nel 2006 a Mosca per i suoi reportage contro il regime. 

“Il risultato era prevedibile, perchè non ci sono vere elezioni in Russia. Questa è una specie di prova dei prossimi cinque anni di presidenza di Putin”, ha dichiarato Politkovsky all’agenzia LaPresse.

Facendo riferimento alle manifestazioni incoraggiate dal dissidente scomparso Alexei Navalny, ha aggiunto: “Sono molto orgoglioso che ci siano state molte persone che sono andate fuori dai seggi alle 12 ieri per protestare, perché dimostrano di non sostenere l’attuale regime russo. È positivo che queste persone siano uscite e abbiano mostrato che erano numerose. Soprattutto in Italia, a Bologna, Milano e Roma, c’erano code lunghissime. La propaganda russa dice che sono persone che volevano votare, ma non è vero, volevano protestare”. 

Politkovsky ha infine invitato i governi occidentali a non riconoscere la legittimità della consultazione: “Ad esempio, la Germania non lo chiama “presidente” ma “signor Putin”, potete capire che è una grande differenza di atteggiamento nei confronti di questa persona”.