BUENOS AIRES - È morto a 97 anni Carlos Alonso, uno dei grandi protagonisti dell’arte argentina del Novecento. Il pittore, disegnatore e incisore è scomparso il 21 settembre nella sua casa di Unquillo, in provincia di Córdoba, dove viveva da decenni.
Nato il 4 febbraio 1929 a Tunuyán (Mendoza), Alonso aveva scoperto molto presto la propria vocazione. “Secondo mia madre, disegnavo già prima di imparare a leggere e a scrivere”, raccontava.
A 14 anni entrò nella Academia Nacional de Bellas Artes dell’Universidad Nacional de Cuyo (Mendoza), dove si formò con artisti come Sergio Sergi, Francisco Bernareggi e Ramón Gómez Cornet.
Nel 1950 si trasferì a Tucumán, entrando nel gruppo che si formava attorno a Lino Enea Spilimbergo, destinato a diventare una figura fondamentale nella sua formazione. Fu proprio quest'ultimo – appartenente al gruppo dei grandi pittori e incisori argentini del Novecento, figlio di immigrati italiani – a rappresentare una delle influenze decisive nella formazione dell’artista.
Il legame tra i due proseguì oltre il rapporto tra maestro e allievo e attraversò diverse fasi della loro vita, in Argentina e all’estero.
All’inizio degli anni Cinquanta, Alonso viaggiò in Europa, entrando in contatto diretto con la grande tradizione della pittura occidentale. Il confronto tra i maestri classici e le avanguardie contribuì alla definizione di un linguaggio personale, nel quale la pittura divenne progressivamente uno strumento per raccontare la realtà sociale e umana del suo tempo.
Al ritorno in Argentina, le esperienze a Tucumán e soprattutto a Santiago del Estero cambiarono profondamente il suo modo di guardare il mondo. Fu lì che entrò in contatto diretto con la povertà e la disuguaglianza. “Scoprii bambini affamati. In qualche modo, tutto questo cambiò completamente il mio linguaggio”, spiegò in seguito.
Da quel momento la sua pittura si mosse tra realismo, allegoria ed espressionismo, con corpi, animali, oggetti e frammenti della realtà utilizzati per interrogare le tensioni sociali dell’Argentina.
La dimensione politica della sua opera assunse un peso ancora maggiore negli anni Settanta. La serie Manos anónimas rappresenta uno dei momenti più significativi di questo percorso.
L’installazione era stata concepita per la mostra Imagen del hombre actual, prevista nel 1976 al Museo Nacional de Bellas Artes, ma l’esposizione non ebbe luogo a causa del colpo di Stato del marzo di quell’anno. L’opera rimase nello studio dell’artista e fu successivamente ricostruita nel 2019 seguendo le sue indicazioni. Oggi fa parte della collezione del museo.
La violenza della dittatura entrò però nella vita di Alonso in maniera ancora più drammatica con il sequestro e la scomparsa della figlia Paloma, rapita nella notte del 30 luglio 1977, a 21 anni, dalla sua abitazione. La perdita segnò profondamente l’artista e aprì un lungo periodo di silenzio creativo. Alonso lasciò quindi l’Argentina e visse in esilio tra Italia e Spagna, prima di rientrare nel Paese nel 1981.
Il dolore personale si trasformò così in una riflessione più ampia sulla memoria collettiva. “Mi proposi di accompagnare la memoria con i miei quadri”, disse Alonso, sintetizzando il rapporto tra la propria esperienza e una produzione che avrebbe finito per diventare anche una testimonianza della storia argentina.
Accanto alla pittura e al disegno, Alonso sviluppò una straordinaria attività di illustratore. Il suo lavoro si confrontò con alcuni dei grandi testi della letteratura argentina e universale, dal Don Chisciotte al Martín Fierro di José Hernández, da El matadero di Esteban Echeverría alla Divina Commedia. Tra le opere illustrate figurano anche Antología de Juan (Armando Tejada Gómez), La guerra al malón (Daniel Prado) e Yo, el Supremo (del paraguyano Augusto Roa Bastos).
Il rapporto con la letteratura accompagnò l’artista per tutta la vita. “Quando si entra dentro un poeta, non si esce dal poeta allo stesso modo”, spiegava, sottolineando il dialogo tra immagine e parola che attraversò una parte importante della sua produzione.
Opera della mostra Dante x Alonso, proprietà dell'archivio del Museo de Bellas Artes di Buenos Aires.
Proprio Dante fu al centro di una delle sue esperienze artistiche più durature. Dante x Alonso, retrospettiva presentata dal Museo Nacional de Bellas Artes tra il 2021 e il 2022, riunì disegni, collage, incisioni, acquerelli e inchiostri realizzati in due momenti distinti della sua carriera: un primo gruppo risalente soprattutto al 1968, quando l’artista si trovava in Italia, e un secondo insieme di opere realizzate tra il 2000 e il 2009. Il catalogo bilingue della mostra, in spagnolo e italiano, comprendeva anche il testo curatoriale di Andrés Duprat e il prologo di Ernesto Sabato alla prima edizione delle opere di Alonso dedicate alla Divina Commedia.
Negli ultimi decenni Alonso visse a Unquillo, proprio in prossimità della casa museo dedicata al maestro e amico Spilimbergo.
In questa fase della sua vita, il paesaggio di Córdoba era diventato a sua volta un tema importante. A luglio di quest’anno il Museo de Arte Contemporáneo de Unquillo ha inaugurato Carlos Alonso y el Paisaje, una retrospettiva dedicata ai paesaggi dell’artista e terzo appuntamento di un ciclo di mostre dedicato alla sua produzione.
Nel 2019 il Museo Nacional de Bellas Artes aveva dedicato all’artista la mostra Pintura y memoria, riunendo opere rappresentative di una carriera nella quale storia personale e storia collettiva si erano intrecciate continuamente.
“Non si può pensare alla storia dell’ultimo mezzo secolo dell’Argentina senza l’opera di Carlos Alonso”, ha affermato Andrés Duprat, direttore del Museo Nacional de Bellas Artes, sottolineando il valore patrimoniale e simbolico della sua produzione.