SEUL - Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha supervisionato personalmente il test di successo di un sistema d’arma di “nuovo tipo”, celebrandolo come la prova dei progressi e della modernizzazione tecnologica raggiunti dalle forze armate del Paese.

Lo hanno riferito martedì i media statali di Pyongyang, a due giorni dai lanci rilevati dagli eserciti dei Paesi vicini. 

L’annuncio segue di 48 ore la notizia diffusa, da Corea del Sud e Giappone, relativa al lancio di due missili balistici a corto raggio, effettuato domenica 20 settembre dall’area di Wonsan verso il Mare Orientale (o Mar del Giappone).

L’Ufficio generale missilistico nordcoreano ha confermato l’esito positivo del test alla presenza della leadership. Pur senza specificare la natura esatta del sistema impiegato, Pyongyang ne ha sottolineato il valore per il rapido sviluppo tecnologico.

La Kcna (agenzia giornalistica di Stato) ha inoltre pubblicato immagini dell’evento in cui Kim appare affiancato dalla figlia Ju Ae (considerata da diversi osservatori internazionali come la sua probabile erede), mentre osserva uno schermo su cui campeggia la scritta “Traiettoria di volo Hwasongpho-11Ma-1”. Un dettaglio che, secondo gli esperti, potrebbe indicare il collaudo di un nuovo missile balistico ipersonico. 

Sullo stesso schermo viene segnalata una distanza di volo pari a 908,2 chilometri, un dato superiore alle stime dello Stato maggiore congiunto sudcoreano, che aveva calcolato una traiettoria rispettivamente di circa 450 e 600 chilometri per i due vettori. Alcuni esperti citati dalla stampa di Seul non escludono che la cifra sia stata alterata dalla propaganda di regime per presentare la prova come un pieno successo. 

Elogiando il lancio, Kim Jong Un lo ha definito “senza dubbio una dimostrazione impressionante di tecnologia di difesa ultramoderna e di chiari progressi nella modernizzazione delle forze armate”. Il leader supremo ha quindi scandito che “acquisire una tale tecnologia riveste un’importanza fondamentale per la prontezza bellica dello Stato e per il futuro sviluppo delle forze armate”, aggiungendo che “il nemico comprenderà meglio di chiunque altro, senza bisogno di spiegazioni, che cosa significhino questi progressi dal punto di vista della tecnologia militare” e che tali traguardi provocheranno agli avversari “un mal di testa incurabile e un colpo molto crudele e inevitabile”. 

I collaudi di domenica arrivano a soli otto giorni di distanza da un’altra esercitazione congiunta di potenza di fuoco, nella quale Pyongyang aveva sparato diversi missili balistici a corto raggio ed elementi d’artiglieria a lungo raggio verso il Mar del Giappone, sostenendo che le armi avessero “colpito i bersagli con una precisione del 100%“. 

I lanci hanno immediatamente scatenato la ferma reazione della regione. Seul ha condannato le azioni di Pyongyang definendole una palese violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ed esortando il regime a interrompere le attività missilistiche. Contestualmente, il Giappone ha presentato una “ferma protesta”, denunciando una minaccia diretta alla pace e alla sicurezza dell’area. 

La tensione si inserisce in un quadro diplomatico fortemente compromesso. La Corea del Nord ha sancito per legge il proprio status di Stato dotato di armi nucleari, considerato irreversibile dalla leadership. Di recente, Pyongyang ha respinto con fermezza una risoluzione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) che chiedeva l’arresto del programma atomico.  

Un portavoce del ministero degli Esteri nordcoreano ha ribadito che il testo dell’Aiea “non ha alcun effetto sulla posizione della RPDC come Stato dotato di armi nucleari”, mentre Kim Yo Jong, la potente sorella del leader supremo, ha bollato come “assoluto” lo status nucleare del Paese, definendo “idioti” quanti auspicano una sua denuclearizzazione.