NEW YORK - “Metta fine alla guerra”. È questo il messaggio diretto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha inviato al suo omologo russo, Vladimir Putin, parlando con i cronisti al suo arrivo al Palazzo di Vetro in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Durante il suo intervento sul podio dell’Onu, il leader statunitense si è detto convinto che il conflitto in Ucraina verrà risolto: “Succederà credo più velocemente di quanto la gente pensi”. 

Nel corso del suo discorso dinanzi alla platea internazionale, Trump ha rivendicato con forza la linea d’azione della propria amministrazione sul piano globale: “Mentre altri hanno parlato, io ho agito. Mentre altri hanno parlato di pace, io l’ho realizzata. Mentre altri hanno ignorato le minacce, io le ho affrontate. Mentre altri hanno parlato di coraggio, l’America lo ha dimostrato. Mentre altri hanno promesso forza, io l’ho usata per rendere l’America il Paese più potente del mondo”. 

Riaffermando la centralità degli Stati Uniti nel panorama geopolitico, il presidente ha ribadito che “gli Stati Uniti non permetteranno più che le minacce contro il nostro Paese mettano radici in nessuna parte dell’emisfero occidentale”, precisando che Washington è pronta “se necessario” a impiegare la propria “incomparabile potenza militare” a tutela dei propri “interessi nazionali vitali”. 

“Posso dirvi con orgoglio che l’America è tornata e il nostro Paese oggi è più forte che mai”, ha proseguito dal podio. “Gli Stati Uniti crescono, la nostra nazione si espande, il nostro Paese fa meglio che mai e il futuro è molto luminoso: la nostra economia è la più invidiata, il nostro esercito è più potente”. 

Passando alla scheda mediorientale, Trump ha espresso la convinzione che un’intesa con Teheran si concretizzerà soltanto “dopo le elezioni di midterm”. “Credo che faremo l’accordo dopo le elezioni. Aspettano di vedere come vado, ma vinceremo a valanga: non sono io a correre ma i repubblicani, ma io li aiuterò“, ha dichiarato. 

Il presidente statunitense ha quindi accennato all’ipotesi strategica al vaglio dell’amministrazione, spiegando di trovarsi di fronte a “una grande decisione da prendere, se fare un accordo con l’Iran che permetta di ricostruire e creare un Paese ancora più grande di quello che era prima, o se lo devo annientare e devo farlo velocemente, trascinarlo all’inferno senza possibilità di recupero”. Ribadendo la linea intransigente sul dossier atomico (“L’Iran non avrà mai un’arma nucleare”), Trump ha affermato che il Paese “era il bullo del Medio Oriente, ma non lo è più” in quanto risulta “annientato”. 

Mentre il presidente pronunciando queste parole, i rappresentanti dell’Iran hanno abbandonato per protesta l’aula del Palazzo di Vetro. Stando a quanto riportato da Al Jazeera, soltanto un membro dello staff di livello inferiore della delegazione è rimasto al proprio posto ad ascoltare l’intervento. 

Sul fronte artico, Trump, la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen hanno siglato proprio a New York l’accordo sulla sicurezza di Groenlandia e Artico, definendolo “incredibile” e sottolineando come l’intesa protegga l’Europa e rafforzi la Nato. 

“Nessun avversario degli Stati Uniti sarà mai autorizzato a stabilire una presenza militare in Groenlandia o a realizzarvi investimenti sensibili senza la nostra espressa autorizzazione scritta”, ha avvertito Trump, annunciando l’avvio immediato del piano di potenziamento della difesa sull’isola: “Avvieremo immediatamente il processo per sviluppare una significativa presenza militare nei luoghi appropriati. Costruiremo due basi militari molto importanti”. 

Un secondo momento di tensione diplomatica si è verificato quando Trump si è scagliato contro il regime di L’Avana, sostenendo che Cuba “sta fallendo come mai prima d’ora e cadrà“. Le affermazioni hanno provocato la reazione immediata della delegazione cubana, guidata dal ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla, che si è alzata in piedi e ha lasciato la sala. 

Il passaggio di Trump alle Nazioni Unite è stato contrassegnato anche da un vivace botta e risposta con la stampa all’arrivo nella sede diplomatica. Rivolgendosi alla giornalista della Cnn Kaitlan Collins, che gli chiedeva conto dell’opposizione di parte dell’opinione pubblica statunitense a un’eventuale guerra con l’Iran, il presidente ha tirato in ballo il bando con cui ha vietato l’accesso alla Casa Bianca all’emittente, oltre che a Politico e MS Now: “È un onore essere qui, sono sorpreso che ci sia la Cnn a coprire la mia visita, non dovresti essere qui”. 

Quando la reporter ha ricordato al presidente che l’accredito per l’evento era stato rilasciato direttamente dall’Onu, Trump ha replicato facendo riferimento al boicottaggio annunciato dal pool televisivo: “Voi avete detto che non avreste coperto la mia visita, non dovreste farlo”. Per poi concludere: “Ma vi dico, è un onore essere alle Nazioni Unite: stiamo facendo tanti progressi, il nostro Paese va veramente bene”.